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Informazione sanitariaRiceve a Pistoia · Studio Dentistico Palandri e Spinicci
ERIKA SCHIOPPAOrtodonzia e odontoiatria per i bambini · Pistoia

Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia

Paura del dentista nei bambini a Pistoia

Un bambino che ha paura non è un bambino difficile: è un bambino a cui serve un ritmo diverso. Il mio lavoro è trovarlo, insieme al genitore.

4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia

«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»

Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia

Parlarne non impegna. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.

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Immagine illustrativa dell'ambiente di studio, ricostruita al computer: nessuna persona reale. I tempi e i risultati variano da persona a persona.

Paura del dentista nei bambini a Pistoia: la sala d'attesa dei bambini nello studio in cui riceve la Dott.ssa Erika Schioppa
Paura del dentista nei bambiniAppuntamenti brevi e al mattino
Appuntamenti brevi e al mattinoPrima conoscersi, poi curareMostrare, spiegare, fareParole per età, mai «male» e «puntura»Genitore presente e in silenzioSe non collabora, si rimanda

In sintesi

In questa pagina spiego come affronto la paura del dentista nei bambini a Pistoia: da dove nasce di solito, come organizzo gli appuntamenti perché siano brevi e prevedibili, il metodo con cui mostro e spiego ogni cosa prima di farla, le parole che uso e quelle che evito, il ruolo del genitore in stanza, cosa dire e non dire a casa, e cosa faccio quando un bambino quel giorno non ce la fa.

La paura del dentista nei bambini è una delle ragioni più frequenti per cui un genitore mi chiama, e quasi sempre la telefonata comincia con una scusa: «è un po' agitato», «l'ultima volta è andata male», «non so se riusciremo». Non c'è niente di cui scusarsi. La paura, a quell'età, è una reazione normale a una situazione nuova in cui una persona sconosciuta si avvicina al viso con oggetti mai visti; il mio compito è renderla gestibile, non negarla.

Qui racconto come lavoro con i bambini spaventati nello studio di Pistoia: come capisco da dove viene la paura, perché i primi appuntamenti sono corti e con pochi obiettivi, in che modo faccio vedere e provare ogni strumento prima di usarlo, come parlo a seconda dell'età, cosa chiedo al genitore che resta in stanza e cosa succede quando, nonostante tutto, quel giorno non si va avanti. Alla fine trovi le domande che mi fanno più spesso le famiglie prima della prima visita.

Preferisci parlarne a voce? 0573 32937, rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00. Parlarne non impegna.

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4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia · Prima visita con la dottoressa · Piano scritto, nessun impegno

Da dove nasce la paura del dentista nei bambini?

Da tre fonti, spesso insieme: un'esperienza precedente andata male, i racconti che i grandi fanno davanti a lui senza accorgersene, e le parole con cui si prepara la visita, che a volte spaventano più della visita stessa.

L'esperienza precedente è la causa più chiara: un dente curato di corsa perché faceva male, un bambino tenuto fermo, una visita fatta quando aveva la febbre o era stanco. Il ricordo si fissa e la volta dopo il bambino entra già in allarme, prima ancora di sedersi. Ma vedo molto spesso paure in bambini che dal dentista non sono mai stati: le hanno imparate ascoltando. Un nonno che racconta il suo apparecchio di cinquant'anni fa, un genitore che dice «io dal dentista non ci vado nemmeno morto», un fratello che esagera per fare il grande.

La terza fonte è più sottile. Frasi come «non ti farà niente», «non avere paura», «se fai il bravo non ti fa la puntura» sono dette per rassicurare e ottengono il contrario: introducono l'idea del male, della puntura, della possibilità di non essere bravi. In visita, quando chiedo al bambino cosa pensa che succederà, spesso mi racconta esattamente quello che gli è stato detto per tranquillizzarlo. Capire quale delle tre fonti pesa di più mi serve per decidere da dove partire.

Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Come organizzo gli appuntamenti con un bambino che ha paura?

Corti, al mattino o nel primo pomeriggio quando non è stanco, con un solo obiettivo per volta e senza fretta di arrivare alla cura: il primo appuntamento serve a conoscersi, il secondo a fare una cosa semplice, e la cura arriva quando il bambino è pronto.

Quando la segreteria sa che un bambino è spaventato, l'appuntamento viene fissato con più tempo attorno, così nessuno guarda l'orologio. Preferisco dieci-quindici minuti buoni a mezz'ora logorante. Nel primo incontro l'obiettivo è che il bambino salga sulla poltrona, la veda muoversi, tenga in mano lo specchietto e mi lasci contare i denti con un dito o con lo specchio; se riesco a soffiare un po' d'aria su un dente, è un successo. Se accetta meno di così, va bene lo stesso: ha visto la stanza e me.

La seconda volta ripeto quello che ha già fatto, perché la ripetizione toglie la novità, e aggiungo un passo: una pulizia con lo spazzolino rotante, una vernice al fluoro, una fotografia. Solo quando questi passaggi sono tranquilli programmo una cura vera, e la programmo corta: un dente alla volta. Ai genitori spiego che questo percorso sembra lento ma è il più rapido, perché un bambino che ha fiducia collabora per anni; un bambino forzato una volta va riconquistato ogni volta.

  • Il primo incontro. Conoscersi, salire sulla poltrona, contare i denti: niente che faccia rumore o che entri in bocca oltre lo specchietto.
  • Il secondo. Si rifà quello che è andato bene e si aggiunge un gesto nuovo e breve, scelto insieme al bambino.
  • La cura. Quando i passaggi precedenti sono tranquilli, in sedute corte, un dente per volta, con la possibilità di fermarsi.
Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Cosa significa «mostrare, spiegare, fare» nella pratica?

Che nessuno strumento arriva in bocca senza essere stato prima visto, toccato e spiegato con parole adatte all'età: la siringa dell'aria diventa un «soffio di vento», lo spazzolino rotante «il solletico», e il bambino li prova sull'unghia prima che sui denti.

È un metodo graduale, conosciuto da tempo, che nella mia stanza funziona così: prendo lo strumento, lo mostro, lo faccio toccare, lo accendo lontano dal viso perché si senta il rumore, lo appoggio sul dito del bambino, poi su un dente davanti, poi dove serve. A ogni passo chiedo il permesso e aspetto la risposta. Se la risposta è no, torno al passo precedente e non vado oltre quel giorno. Il bambino impara che le mie parole descrivono esattamente quello che succederà, e questo vale più di qualsiasi premio.

Il linguaggio cambia con l'età. A tre anni uso immagini: la poltrona è un'altalena che sale, lo specchietto una piccola luna, il getto d'acqua una doccia per i denti. A sette anni i bambini vogliono capire: spiego cos'è una carie, faccio vedere la fotografia del loro dente, dico quanti minuti dura ogni parte. A undici anni si parla da pari, con onestà sui fastidi: «questo lo sentirai premere, non pungere». Due parole non entrano mai nella stanza, «male» e «puntura»; anche l'anestesia ha un suo nome e un suo passaggio graduale.

Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)
Lo studio in cui riceve la dottoressa

Paura del dentista nei bambini a Pistoia

Studio a Pistoia dal 1988 (38 anni) · 4,8 su 5 con 35 recensioni Google

Non rimandare la valutazione: con i bambini e i ragazzi il momento giusto per intervenire dipende dalla crescita, e passa. Racconta cosa hai notato e ricevi un parere, con le alternative possibili, compresa quella di aspettare.

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Il genitore sta in stanza? E cosa deve fare?

Sì, nei bambini piccoli e nei primi appuntamenti il genitore è presente, seduto dove il bambino lo vede; gli chiedo però di restare in silenzio e di lasciare che a parlare con il bambino sia io, perché due voci che danno istruzioni diverse raddoppiano l'ansia.

Lo dico all'inizio con gentilezza e lo ripeto se serve: il genitore è l'ancora, non il traduttore. Se la mamma dice «apri la bocca, dai» mentre io sto ancora mostrando lo specchietto, il bambino riceve due messaggi e sceglie quello più urgente, che è quasi sempre la tensione nella voce di casa. Un genitore seduto, con il viso rilassato, che annuisce quando il bambino lo guarda, trasmette la cosa più utile: che il posto è sicuro. Una mano da tenere va benissimo; una mano che tira il braccio no.

Ci sono casi in cui provo anche senza genitore in stanza, con bambini più grandi che davanti ai genitori recitano una parte, o dopo averne parlato con la famiglia quando la presenza aumenta l'agitazione. Non è mai una decisione imposta: la propongo, e se il bambino non vuole, il genitore resta. Al genitore chiedo anche una cosa prima di entrare: di gestire la propria paura, se c'è. I bambini la leggono in un istante, e molte paure che vedo sono paure prese in prestito.

Cosa dire e cosa non dire a casa prima della visita?

Poco, vero e vicino al momento: «andiamo da una dottoressa che guarda i denti e ci dice come tenerli sani», il giorno prima o la mattina stessa; niente promesse su quello che non farò, niente premi condizionati, niente racconti di esperienze altrui.

La preparazione che funziona è quella corta. Una spiegazione lunga, fatta giorni prima, lascia al bambino il tempo di immaginare, e l'immaginazione di un bambino spaventato è più fantasiosa di qualunque strumento vero. Vanno bene i libri illustrati per bambini sul dentista, letti come una storia e non come un addestramento, e va bene giocare al dentista a casa, contando i denti ai pupazzi. Non vanno bene le frasi al negativo («non fa male», «non ti farà la puntura»), perché piantano proprio l'idea che negano.

Eviterei anche la minaccia nascosta, «se non lavi i denti ti porto dal dentista», che trasforma lo studio in una punizione, e il premio annunciato prima, «se fai il bravo poi andiamo a prendere il gelato», che dice al bambino che lo aspetta qualcosa per cui bisogna essere coraggiosi. Dopo la visita, invece, un gesto di festa va benissimo, qualunque cosa sia andata. Se il bambino fa domande precise, la risposta onesta è: «questo lo chiediamo alla dottoressa, che te lo fa vedere».

  • Da dire. Che andate a far guardare i denti, che lui potrà vedere gli strumenti e fare domande, che il genitore sarà lì.
  • Da non dire. «Non fa male», «non piangere», «se fai il bravo», «ti fa la puntura solo se…»: tutte frasi che introducono quello che vorrebbero escludere.
  • Da fare. Un orario in cui il bambino è riposato e ha mangiato, un pupazzo da portare, una visita del genitore a cui il bambino assiste da spettatore.

Cosa succede se il bambino quel giorno non collabora?

Si ferma e si rimanda: non tengo fermo un bambino per finire una visita, perché la visita vinta così è il paziente perso per anni; si chiude con qualcosa di positivo, si fissa un appuntamento breve a distanza di pochi giorni e si riparte dal punto in cui si era arrivati.

Che sia la prima volta o la quinta, ci sono giorni in cui un bambino non ce la fa: è stanco, ha avuto una brutta mattina, la paura ha preso il sopravvento. Lo riconosco dai segnali prima del pianto, le mani che si stringono, le gambe che si tirano su, lo sguardo fisso alla porta, e preferisco fermarmi lì, con una parola di stima per quello che ha fatto, piuttosto che forzare l'ultimo passo. Il genitore a volte è deluso, soprattutto se ha preso un permesso dal lavoro; glielo dico prima, perché sappia che fermarsi fa parte del metodo.

Il limite è quando c'è una cura che non può aspettare, un dente che fa male o un'infezione: in quel caso la strategia cambia e la discuto in visita con la famiglia, valutando caso per caso quale strada è adatta a quel bambino. Per tutto il resto, cioè quasi sempre, il tempo è dalla nostra parte: una carie dei denti da latte presa presto concede settimane per arrivare pronti, e una visita di controllo senza problemi in corso è l'occasione giusta per costruire fiducia senza fretta.

Paura del dentista nei bambini a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso

A Pistoia le famiglie che mi chiamano per la paura si dividono in due gruppi. Il primo è il bambino di tre-cinque anni mai visitato, con un genitore che ha paura a sua volta e vorrebbe che la prima volta andasse bene: con loro parto dalla visita del genitore, a cui il bambino assiste dalla sedia, e solo dopo tocca a lui. Il secondo è il bambino di sei-nove anni che ha già avuto un'esperienza difficile altrove e arriva con una carie da curare: qui il percorso a tappe è obbligato, e lo spiego ai genitori il primo giorno, perché sappiano che la cura non sarà alla prima seduta.

Nel Pistoiese incontro anche ragazzi di dieci-dodici anni che devono iniziare un percorso ortodontico e si bloccano davanti all'impronta o alla sola idea dell'apparecchio: con loro la paura ha spesso la forma della vergogna, e il lavoro è dare informazioni precise e controllo su quello che succede. E ci sono i bambini con difficoltà di comunicazione o sensoriali, per i quali il metodo va adattato nei tempi, nelle luci e nei rumori: ne parlo con i genitori prima dell'appuntamento, per preparare la stanza e non il bambino.

Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi per la scuola e il lavoro: le visite dei bambini si fissano spesso nel primo pomeriggio. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.

Quando non è questa la strada?

Ci sono situazioni in cui il percorso graduale che descrivo qui non è la risposta, o non lo è da solo.

  • Dolore o infezione in corso. Un ascesso non aspetta che il bambino sia pronto: si gestisce l'urgenza nel modo meno traumatico possibile e il percorso di fiducia si costruisce dopo.
  • Un genitore che vuole «farla finita oggi». Se la richiesta è tenerlo fermo e concludere, non è il mio modo di lavorare: lo dico subito, prima di cominciare.
  • Una paura che blocca tutta la vita del bambino. Se quella del dentista è una delle tante, con ansie intense anche a scuola o dal pediatra, suggerisco di parlarne con il pediatra o con uno psicologo dell'età evolutiva, e procediamo in parallelo.
  • Cure estese in un bambino molto piccolo. Molte carie in un bambino di due-tre anni non si curano una per volta a piccoli passi: la strada la discuto in visita con la famiglia.
  • Un appuntamento nell'orario sbagliato. Fine giornata, dopo la scuola e lo sport, con il bambino stanco e affamato: meglio spostarlo che bruciare una tappa.
  • Aspettarsi che la paura sparisca in una volta. Non succede: cala a ogni visita andata bene, e può ripresentarsi dopo mesi di pausa. I controlli regolari servono anche a questo.

Come si svolge il percorso, in tre passi?

  1. 1Prima telefonata e primo incontro. La segreteria segna che il bambino è spaventato e fissa più tempo; il primo appuntamento serve a conoscersi, salire sulla poltrona e contare i denti, nient'altro.
  2. 2Tappe brevi fino alla cura. Un gesto nuovo a ogni seduta, mostrato e provato prima di farlo, con il genitore presente e in silenzio; la cura arriva quando i passaggi sono tranquilli.
  3. 3Controlli regolari. A intervalli regolari, in genere ogni sei mesi, per mantenere la confidenza acquisita: la fiducia di un bambino va tenuta allenata, non data per scontata.

Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.

Come si può pagare?

Le cure dei bambini si pagano per prestazione, con il piano scritto consegnato alla prima visita quando c'è qualcosa da fare; la visita di controllo e la prevenzione hanno un costo per seduta indicato prima.

Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.

Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.

Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.

  • Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
  • Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
  • Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.

Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia

Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.

Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!

Silvana G. · Recensione su Google

Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.

Domenico M. · Recensione su Google

Ottimo studio. Ambiente molto professionale, e tutto il personale è cortese e preparato. Mi sono trovato benissimo e tornerò sicuramente.

Giovanni B. · Recensione su Google
Leggi tutte le 35 recensioni su Google (4,8 su 5)

Il primo passo è una visita

Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.

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Domande frequenti: paura del dentista nei bambini a Pistoia

  1. 1. Mio figlio ha quattro anni e ha già avuto una brutta esperienza: si può recuperare?

    Sì, ed è una situazione che vedo spesso. Serve più pazienza del solito e qualche appuntamento in più, perché prima di costruire la fiducia bisogna smontare un ricordo. Mi aiuta sapere cosa è successo e con quali parole il bambino lo racconta: a volte il nodo è un dettaglio preciso, un rumore, una luce, che si può affrontare a parte.

  2. 2. Quante visite servono prima di poter curare un dente?

    Dipende dal bambino: ad alcuni basta un incontro di conoscenza, ad altri servono tre o quattro tappe brevi. Non fisso un numero in anticipo, fisso un criterio: si passa alla cura quando il bambino accetta senza tensione i passaggi precedenti. Se il dente non può aspettare, lo dico subito e cambiamo strategia insieme.

  3. 3. Devo dire a mio figlio che gli faranno l'anestesia?

    A casa no, perché non sapete ancora se servirà e perché la parola porta con sé un'immagine. In studio sono io a introdurla, al momento giusto, con il nome che uso nella stanza e con passaggi graduali: prima un gel sulla gengiva, poi una pressione, poi l'intorpidimento che descrivo come «labbro gonfio per finta». Il bambino sa cosa sentirà, non cosa temere.

  4. 4. È meglio che venga il papà o la mamma?

    Chi è più tranquillo quel giorno. Non è una questione di ruolo ma di stato d'animo: il bambino legge la tensione del genitore in un istante. Se entrambi hanno paura del dentista, va bene un nonno o chi lo accompagna di solito nelle cose nuove. L'importante è che chi entra accetti di restare in silenzio.

  5. 5. Il bambino può portare un gioco o il tablet?

    Un pupazzo o un oggetto di casa sì, lo tengo volentieri sulla poltrona e spesso lo «visito» per primo. Il tablet con i cartoni lo uso con cautela: a qualche bambino aiuta a distrarsi durante una cura già accettata, ma nelle prime tappe preferisco che guardi me e gli strumenti, perché deve imparare che non succede nulla di nascosto.

  6. 6. Mio figlio piange appena entra: è inutile continuare?

    Il pianto all'ingresso non dice molto: è la paura dell'ignoto, e spesso cala quando il bambino scopre che nessuno gli chiede di aprire subito la bocca. Lo lascio esplorare, gli parlo da lontano, mi faccio vedere senza camice se serve. Se il pianto non cala in qualche minuto, chiudo il giorno con una cosa riuscita e ci rivediamo presto.

  7. 7. Perché la prima visita non si fa quando ha male?

    Perché un bambino che prova dolore e paura insieme associa lo studio al peggio, e quel ricordo poi va smontato. Quando il primo appuntamento è un controllo, con il bambino sano e riposato, il primo ricordo è neutro o piacevole, e tutto quello che viene dopo si appoggia su quello. Se il male c'è già, si procede con ancora più gradualità.

  8. 8. Cosa succede se il bambino si agita durante una cura?

    Mi fermo. Ho un segnale concordato prima, in genere alzare la mano sinistra, con cui il bambino può chiedere una pausa in qualunque momento, e lo rispetto sempre: è questo che gli dà la sensazione di controllo. Una cura si può interrompere e riprendere; il lavoro fatto non si perde, e la fiducia nemmeno.

  9. 9. Il fratello più grande può assistere?

    Se il grande è tranquillo e ha già un buon rapporto con lo studio, sì: vedere un fratello sulla poltrona che ride è la dimostrazione più convincente. Se invece è quello che racconta storie per spaventarlo, meglio che aspetti fuori. Lo decidiamo al telefono, quando si prende l'appuntamento.

  10. 10. Un bambino timido è anche un bambino pauroso?

    No, e la distinzione conta. Il timido non parla, osserva e ha bisogno di tempo per fidarsi, ma poi collabora; il bambino spaventato ha il corpo in allarme e non riesce a stare fermo anche se vorrebbe. Con il primo basta rallentare; con il secondo serve il percorso a tappe. Spesso li capisco dal modo in cui entrano nella stanza.

  11. 11. Dopo che ha superato la paura, può tornare?

    Può, soprattutto dopo una lunga pausa, dopo un'esperienza spiacevole altrove o quando cambia qualcosa, come l'inizio di un percorso con l'apparecchio mobile. Per questo i controlli regolari sono preziosi anche quando non c'è nulla da curare: tengono viva la familiarità con la stanza e con me.

  12. 12. Chi segue le cure per paura del dentista nei bambini a Pistoia?

    Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.

  13. 13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?

    Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.

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