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Informazione sanitariaRiceve a Pistoia · Studio Dentistico Palandri e Spinicci
ERIKA SCHIOPPAOrtodonzia e odontoiatria per i bambini · Pistoia

Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia

Ortodonzia per bambini a Pistoia

Visite in cui si misura, si fotografa e si confronta, e interventi brevi solo quando la crescita li rende utili. Seguo io il bambino dai sei anni fino all'apparecchio definitivo, se servirà.

4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia

«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»

Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia

Parlarne non impegna. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.

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Immagine illustrativa dell'ambiente di studio, ricostruita al computer: nessuna persona reale. I tempi e i risultati variano da persona a persona.

Ortodonzia per bambini a Pistoia: un bambino con il genitore nello studio in cui riceve la Dott.ssa Erika Schioppa
Ortodonzia per bambiniPrima visita intorno ai 6 anni
Prima visita intorno ai 6 anniFotografie e confronto nel tempoApparecchi mobili, espansore, mantenitoriFasi brevi con pause di osservazioneControlli di crescita ogni 6-12 mesiOtorino e logopedista quando serve

In sintesi

In questa pagina spiego come lavoro con l'ortodonzia per bambini a Pistoia: come imposto la prima visita intorno ai sei anni, cosa guardo nella crescita delle arcate, quali abitudini spostano i denti, quando intervengo presto e quando aspetto, e come organizzo le fasi del trattamento con le pause.

L'ortodonzia per bambini è, per buona parte del tempo, un lavoro di osservazione: visite in cui misuro, fotografo e confronto, e da cui il bambino torna a casa senza niente in bocca. I genitori che arrivano con un figlio di sei o sette anni si aspettano spesso una decisione immediata, «apparecchio sì o no», e si stupiscono quando la risposta è un calendario di controlli. Eppure è così che si lavora bene a questa età: la crescita delle ossa del viso è la forza che uso, e va letta prima di essere guidata.

Qui racconto come imposto la prima visita nello studio di Pistoia, cosa annoto ogni volta nel quaderno della crescita di ciascun bambino, quali abitudini cerco perché spostano i denti giorno dopo giorno, in quali casi intervengo presto con un apparecchio e in quali lascio fare al tempo, e come sono organizzate le fasi del trattamento, con le pause che fanno parte del piano. Più sotto le situazioni che vedo più spesso, i casi in cui sconsiglio di cominciare e le domande dei genitori.

Preferisci parlarne a voce? 0573 32937, rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00. Parlarne non impegna.

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4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia · Prima visita con la dottoressa · Piano scritto, nessun impegno

A che età conviene la prima visita di ortodonzia per un bambino?

In genere intorno ai sei anni, quando spuntano i primi molari permanenti e cambiano gli incisivi inferiori: a quell'età si vede come le ossa stanno crescendo e si può ancora cambiare direzione con poco. Prima, se un genitore nota qualcosa che non lo convince; dopo, se nessuno ha mai guardato.

La prima visita con me dura una mezz'ora abbondante e per il bambino è quasi un gioco: contiamo i denti, guardiamo come chiude, lo faccio deglutire con le labbra aperte, gli chiedo di respirare con la bocca chiusa per qualche secondo, scatto le fotografie del viso e del sorriso. Non prendo impronte se non ho una domanda precisa a cui rispondere e non prescrivo radiografie per abitudine: le radiografie che servono le chiedo quando un dente non compare o quando il sospetto riguarda ciò che non si vede.

Al genitore spiego cosa ho trovato con il bambino presente, con parole che può capire anche lui: dove c'è spazio, dove manca, se la mandibola chiude dritta. Alla fine ci sono tre esiti possibili. Il più frequente è un controllo di crescita a sei o dodici mesi, con le fotografie di oggi come termine di confronto. Il secondo è un piccolo intervento mirato, da cominciare nelle settimane successive. Il terzo è un invio a un altro collega, l'otorino di solito, prima di qualsiasi apparecchio.

Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Cosa guardo nella crescita delle arcate di un bambino?

Tre cose, sempre le stesse, che annoto a ogni controllo per confrontarle con la volta precedente: la larghezza dell'arcata superiore, il modo in cui la mandibola si posiziona quando i denti chiudono e lo spazio che resta per i denti permanenti in arrivo.

L'arcata superiore mi dice molto. Se il palato è stretto e profondo, i denti di sopra finiscono per chiudere all'interno di quelli di sotto, su un lato o su entrambi: è quello che chiamiamo morso incrociato. Un bambino con il palato stretto spesso devia la mandibola da una parte per trovare un appoggio comodo, e quella deviazione, ripetuta a ogni boccone, può diventare un'asimmetria del viso se nessuno la interrompe. È il caso in cui, se serve, propongo l'espansore del palato senza aspettare.

La mandibola la guardo di profilo e di fronte: troppo indietro rispetto al mascellare, troppo avanti, oppure centrata ma con gli incisivi che non si toccano. Lo spazio per i permanenti lo stimo contando i denti da latte ancora in bocca, misurando le arcate sui modelli quando serve e osservando come sono spuntati i primi incisivi. Un molaretto da latte perso presto per una carie è un posto che si chiude in fretta: in quel caso basta un piccolo mantenitore di spazio, che è una delle cose più semplici e più utili che faccio.

  • Larghezza del palato. Un'arcata superiore stretta porta al morso incrociato e a una chiusura deviata: è il parametro che più spesso mi fa decidere di agire presto.
  • Posizione della mandibola. Avanti, indietro o deviata di lato: si misura, si fotografa e si confronta nel tempo, perché la crescita può migliorarla o peggiorarla.
  • Spazio per i permanenti. I denti da latte tengono il posto ai permanenti; se uno se ne va prima del tempo, lo spazio va difeso con un mantenitore.
Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Quali abitudini spostano i denti di un bambino e come le affronto?

Il dito o il ciuccio oltre i tre-quattro anni, la lingua che spinge fra i denti quando deglutisce e la respirazione dalla bocca: forze piccole ma presenti per ore ogni giorno, che allargano o stringono le arcate più di quanto farebbe qualsiasi apparecchio.

Il succhiamento del pollice è la più visibile: gli incisivi superiori vanno in avanti, quelli inferiori indietro, e fra le due arcate resta un'apertura in cui la lingua si infila. Con i genitori prima di tutto chiedo quando e perché il bambino lo fa, se per addormentarsi o nei momenti di noia, e propongo un periodo di tentativi gentili a casa: un calendario con le notti riuscite, un cerotto sul dito come promemoria, mai punizioni. Se a sei-sette anni il dito resta, una piccola griglia fissata ai molari aiuta il bambino a smettere.

La deglutizione con la lingua fra i denti e la respirazione dalla bocca spesso vanno insieme e hanno radici che non sono dentali: adenoidi grandi, tonsille, un naso sempre chiuso. Un bambino che dorme con la bocca aperta, russa e si sveglia stanco va visto prima dall'otorino; in parallelo può servire una logopedista per rieducare la lingua. Solo dopo ha senso un apparecchio, altrimenti il risultato ottenuto si disfa appena lo si toglie. Per questo nella prima visita faccio domande sul sonno che ai genitori sembrano fuori tema.

  • Dito e ciuccio. Fino ai tre anni non mi preoccupo; dopo, un lavoro di pazienza a casa, e se non basta una griglia sui molari per qualche mese.
  • Lingua fra i denti. Quando deglutisce, la lingua dovrebbe appoggiarsi al palato: se spinge in avanti, serve una rieducazione con la logopedista oltre all'apparecchio.
  • Respirazione dalla bocca. Prima si libera il naso con l'otorino, poi si allarga il palato se serve: nell'ordine inverso il lavoro non tiene.
Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)
Lo studio in cui riceve la dottoressa

Ortodonzia per bambini a Pistoia

Studio a Pistoia dal 1988 (38 anni) · 4,8 su 5 con 35 recensioni Google

Non rimandare la valutazione: con i bambini e i ragazzi il momento giusto per intervenire dipende dalla crescita, e passa. Racconta cosa hai notato e ricevi un parere, con le alternative possibili, compresa quella di aspettare.

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Quando intervengo presto e quando aspetto?

Intervengo presto quando c'è un morso incrociato con deviazione della mandibola, un palato stretto che ostacola il respiro, un'abitudine che non passa o uno spazio perso; aspetto quando il problema riguarda solo l'allineamento dei denti, che si corregge altrettanto bene a dodici anni.

Il criterio che uso è semplice da spiegare a un genitore: agisco adesso se il problema sta nelle ossa e la crescita lo renderebbe peggiore o più difficile da correggere; aspetto se sta nei denti e la crescita non c'entra. Un'arcata superiore stretta a sette anni si allarga con forze leggere perché la sutura in mezzo al palato non è ancora saldata; a quindici no. Un incisivo ruotato, invece, si raddrizza nello stesso modo a otto anni e a tredici, e farlo due volte non ha senso.

Ci sono situazioni intermedie dove dico onestamente «dipende». La mandibola arretrata, per esempio: alcuni colleghi la trattano subito con apparecchi funzionali, io preferisco di solito aspettare la fase di crescita rapida che precede l'adolescenza, quando la risposta è più prevedibile, salvo che gli incisivi sporgenti espongano il bambino a traumi o a prese in giro che lo fanno soffrire. Anche gli spazi fra gli incisivi superiori a sette-otto anni sono quasi sempre una fase: si chiudono quando spuntano i canini, e lo spiego ai genitori mostrando le foto di altri bambini a quell'età.

Come sono organizzate le fasi dell'ortodonzia nei bambini, con le pause?

A blocchi brevi: una prima fase di sei-dodici mesi con un apparecchio mobile o un espansore, poi una pausa di osservazione con controlli ogni sei mesi, e solo se serve una seconda fase con l'apparecchio fisso quando i permanenti sono tutti spuntati, in genere verso gli undici-tredici anni.

Non tengo un bambino con qualcosa in bocca per cinque anni di fila. La prima fase ha un obiettivo circoscritto, che scrivo nel piano: allargare il palato, correggere il morso incrociato, fermare un'abitudine, tenere uno spazio. Quando l'obiettivo è raggiunto l'apparecchio si toglie o si trasforma in un semplice mantenitore, e il bambino entra nella pausa. Nei controlli di quella fase confronto le fotografie e i modelli, guardo come spuntano i permanenti e decido se la seconda fase sarà necessaria: in una parte dei casi non lo è.

La seconda fase, se arriva, è quella dell'apparecchio fisso o degli allineatori, e dura di solito dodici-ventiquattro mesi. Il vantaggio di aver fatto la prima è che si lavora su basi ossee corrette e con lo spazio giusto: il trattamento è più semplice e, spesso, senza estrazioni. Ai genitori lo dico dall'inizio: la prima fase non elimina sempre la seconda, ma la rende più breve e più lineare. Alla fine di ogni fase c'è il suo mantenimento, proporzionato a quello che si è ottenuto.

Cosa chiedo al bambino e ai genitori durante un trattamento ortodontico?

Al bambino chiedo di portare l'apparecchio le ore concordate e di lavarsi i denti davanti a un adulto; ai genitori chiedo di tenere il conto delle ore, di venire ai controlli e di avvisarmi quando qualcosa non torna, anche se sembra piccolo.

Un apparecchio mobile lavora soltanto quando è in bocca, e a sette anni la costanza non è una virtù che si può pretendere: va costruita in famiglia. Per questo, prima di consegnarlo, parlo con il bambino da solo per due minuti, gli faccio provare a metterlo e toglierlo davanti allo specchio e gli affido un compito preciso, come appoggiare l'apparecchio nella scatolina ogni volta che mangia. Ai genitori lascio un foglio con le ore minime e li invito a non trasformare l'apparecchio in un terreno di scontro: se non funziona, si cambia strumento.

Nello studio di Pistoia mi occupo dei bambini insieme alla Dott.ssa Bottacci, e chi comincia con me a sei anni ritrova la stessa persona ai controlli degli anni successivi: le fotografie, i modelli e gli appunti della crescita stanno nella stessa cartella. Il trattamento inizia dopo la visita, con un piano scritto e il consenso firmato da chi esercita la responsabilità genitoriale. Se durante il percorso compare una carie o serve togliere un dente da latte che non cade, il passaggio al collega avviene nella stessa struttura.

Ortodonzia per bambini a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso

A Pistoia le visite di ortodonzia per bambini me le chiedono soprattutto le mamme e i papà di bambini di prima e seconda elementare, mandati dal pediatra o dall'igienista dopo una seduta di prevenzione, oppure spinti dal confronto con un compagno di classe che «ha già l'apparecchio». Quasi sempre il bambino non ha ancora nulla che richieda un intervento, e la visita serve a fissare il punto di partenza: fotografie, osservazione della chiusura, qualche domanda sul sonno e sulle abitudini. Torno a vederli dopo sei o dodici mesi, e il confronto con le immagini della prima volta vale più di qualsiasi previsione fatta a occhio.

Nel Pistoiese vedo poi bambini di otto-dieci anni portati perché un dente permanente «esce storto» o perché un fratello maggiore ha avuto un trattamento lungo e la famiglia vorrebbe evitarlo. Spesso arrivano con una radiografia panoramica già fatta altrove, e la uso volentieri. Con queste famiglie il lavoro è soprattutto di chiarimento: separare quello che si sistemerà da solo da quello che merita una prima fase breve, e dare una data. Le famiglie di Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese tendono a concentrare i controlli dei fratelli nello stesso pomeriggio dopo la scuola, e in agenda ne teniamo conto.

Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi per la scuola e il lavoro: le visite dei bambini si fissano spesso nel primo pomeriggio. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.

Quando il trattamento ortodontico per bambini non è la scelta giusta?

Ci sono casi in cui, a un genitore che chiede l'apparecchio per il figlio, rispondo che non è il momento o non è la strada.

  • Incisivi superiori spaziati a sette-otto anni. È una fase normale della permuta: i canini, spuntando, chiudono gli spazi. Si fotografa e si ricontrolla, non si tratta.
  • Un affollamento lieve con basi ossee corrette. Se palato e mandibola crescono bene, i denti storti si allineano in un'unica fase a dentizione completa: anticipare significa fare il lavoro due volte.
  • Naso chiuso non ancora valutato. Allargare il palato a un bambino che respira dalla bocca per le adenoidi, senza prima l'otorino, è un risultato che non regge.
  • Bocca con carie attive. Prima si curano le carie dei denti da latte e si sistema lo spazzolamento; un apparecchio su denti non curati peggiora le cose.
  • Un bambino che non è pronto. Se la visita è stata un pianto, forzo poco: qualche appuntamento breve per conoscerci e il trattamento parte quando il bambino collabora.
  • Nessuna possibilità di seguire le ore a casa. Un apparecchio mobile che resta nel cassetto non fa nulla; meglio parlarne chiaramente e scegliere un altro strumento o un altro momento.

Come si svolge il percorso, in tre passi?

  1. 1Prima visita verso i sei anni. Fotografie, osservazione della chiusura e del respiro, domande su sonno e abitudini; le radiografie solo se c'è una domanda precisa. Si esce con un calendario o con un piccolo piano.
  2. 2Prima fase breve, se serve. Sei-dodici mesi con un apparecchio mobile, un espansore o un mantenitore di spazio, con un obiettivo scritto; poi la pausa di osservazione.
  3. 3Controlli di crescita e seconda fase. Ogni sei mesi confronto foto e modelli; quando i permanenti ci sono tutti decido se serve l'apparecchio fisso, e in che misura.

Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.

Come si può pagare?

Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.

Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.

Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.

Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.

  • Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
  • Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
  • Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.

Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia

Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.

Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!

Silvana G. · Recensione su Google

Ottimo studio. Ambiente molto professionale, e tutto il personale è cortese e preparato. Mi sono trovato benissimo e tornerò sicuramente.

Giovanni B. · Recensione su Google

Gentili, predisposti ad ascoltare il paziente e molto professionali. Tutti quanti al Top, dai medici alle assistenti. Uno studio dentistico super consigliato

Dania S. · Recensione su Google
Leggi tutte le 35 recensioni su Google (4,8 su 5)

Il primo passo è una visita

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Domande frequenti: ortodonzia per bambini a Pistoia

  1. 1. Mio figlio ha quattro anni e i denti da latte storti: devo portarlo?

    Per l'ortodonzia è presto: a quell'età guardo soprattutto le abitudini, il dito, il ciuccio, come respira di notte. Se lo vedo già per i controlli di prevenzione gli do un'occhiata anche con questo sguardo, e se noto un morso incrociato o una mandibola che devia fisso un controllo più ravvicinato. Un apparecchio a quattro anni è un'eccezione.

  2. 2. L'apparecchio nei bambini è sempre mobile?

    Non sempre. L'espansore del palato è cementato ai molari e non si toglie; la griglia per il dito è fissa; alcuni apparecchi per guidare la mandibola si portano invece di notte e qualche ora di giorno. Scelgo in base all'obiettivo e alla collaborazione che mi aspetto: un dispositivo fisso lavora anche se il bambino si dimentica.

  3. 3. Quanto dura la prima fase dell'ortodonzia in un bambino?

    In genere da sei a dodici mesi di apparecchio attivo, seguiti da qualche mese in cui lo stesso apparecchio, o uno più semplice, tiene il risultato. Poi c'è la pausa dei controlli. La durata la scrivo nel piano e la rivedo con i genitori se la crescita o la collaborazione vanno diversamente dal previsto.

  4. 4. I controlli di crescita ogni sei mesi servono davvero se non si fa niente?

    Sì, perché è lì che si prende la decisione. Confronto le fotografie e i modelli con quelli precedenti e vedo se la direzione è buona; un morso che sta peggiorando e uno stabile portano a scelte opposte, e senza il riferimento di sei mesi prima non si distinguono. Sono appuntamenti brevi, spesso abbinati alla seduta di igiene.

  5. 5. Il dentista di famiglia dice di aspettare i dodici anni: chi ha ragione?

    Per molti problemi ha ragione: l'allineamento dei denti si affronta bene a dentizione completa. Per il palato stretto, il morso incrociato e le abitudini, però, aspettare significa perdere la crescita che serve per correggerli con poco. La visita a sei anni non è un impegno a mettere un apparecchio: è il modo di sapere in quale dei due gruppi rientra tuo figlio.

  6. 6. Mio figlio respira con la bocca aperta: è un problema ortodontico?

    È prima di tutto una domanda per l'otorino, perché la causa più frequente è un naso che non lascia passare abbastanza aria. Sul palato, però, la respirazione dalla bocca lascia il segno: l'arcata superiore si stringe e il morso si incrocia. Per questo chiedo sempre come dorme, se russa e se la mattina è stanco, e coordino le due cose.

  7. 7. Se mio figlio perde un dente da latte presto, serve davvero il mantenitore di spazio?

    Dipende da quale dente e da quanto manca al permanente. Per un molaretto da latte perso anni prima del cambio, sì: i denti vicini si inclinano nello spazio e il permanente non trova posto. Il mantenitore è un piccolo anello con un filo, si mette in una seduta e si toglie quando il permanente spunta.

  8. 8. Le radiografie sono necessarie alla prima visita di ortodonzia?

    No, non per routine. A sei anni gran parte delle informazioni la ricavo guardando e fotografando. Una panoramica la prescrivo quando devo rispondere a una domanda precisa: un permanente che tarda rispetto all'altro lato, un dente che sospetto fuori posto, una familiarità per denti mancanti. Se ne avete già una recente, portatela.

  9. 9. Mio figlio si succhia il pollice a sette anni: l'apparecchio lo fa smettere?

    La griglia fissata ai molari aiuta, perché toglie al dito l'appoggio e la sensazione piacevole. Prima di arrivarci, però, provo con la famiglia un percorso gentile di qualche settimana; se il bambino è motivato spesso basta. Se smette, buona parte dell'apertura fra le arcate si chiude da sola nei mesi successivi.

  10. 10. Un bambino può fare sport e suonare uno strumento con l'apparecchio?

    Sì. Con un apparecchio mobile si toglie per lo sport e per gli strumenti a fiato e si ripone nella sua scatola; con un espansore o una griglia fissi si continua tutto, con un paradenti adatto per gli sport di contatto. Chiedo sempre quali attività fa, perché il piano deve adattarsi alla sua giornata.

  11. 11. Quando finisce la prima fase, i denti restano fermi da soli?

    Quello che si ottiene sulle ossa, come l'allargamento del palato, tende a restare se si rispetta il periodo di fermo. La posizione dei denti, invece, va mantenuta: dopo la prima fase di solito basta una placca semplice per qualche mese, mentre la contenzione vera e propria arriva dopo la seconda fase.

  12. 12. Chi segue il trattamento ortodonzia per bambini a Pistoia?

    Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.

  13. 13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?

    Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.

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