Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia
Contenzione ortodontica a Pistoia
La parte del trattamento che comincia quando l'apparecchio finisce. Il filo dietro i denti e la mascherina della notte li consegno io e li controllo negli anni.
4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»
Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia
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In sintesi
In questa pagina spiego come gestisco la contenzione ortodontica a Pistoia dopo un apparecchio fisso o gli allineatori: perché i denti tendono a tornare indietro, com'è fatto il filo incollato dietro i denti anteriori, come si porta la mascherina notturna nel primo anno e dopo, cosa fare se il filo si stacca o la mascherina si rompe o non entra più, come si pulisce e per quanto tempo si tiene.
La contenzione ortodontica è la parte del trattamento che nessuno chiede e che tutti, prima o poi, mi ringraziano di aver spiegato bene. Il giorno in cui tolgo l'apparecchio è un giorno felice, e proprio per questo è il momento peggiore per dare istruzioni: si ascolta poco. Per questo ne parlo alla prima visita, la metto per iscritto nel piano e la riprendo all'ultimo controllo con l'apparecchio ancora in bocca. Il risultato di un anno e mezzo di lavoro dipende da un filo sottile e da una mascherina che pesa pochi grammi.
Qui racconto come la organizzo nello studio di Pistoia: che cosa spinge i denti a muoversi dopo la fine del trattamento, com'è fatto il filo che incollo dietro gli incisivi e come si convive con lui, come si usa la mascherina e con quale calendario, cosa fare nelle piccole emergenze, come si tiene pulito tutto e come dirado i controlli negli anni senza perdere di vista nessuno. Più sotto, le situazioni che vedo più spesso, i casi in cui la contenzione non basta o non serve, e le domande.
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Perché i denti tornano indietro dopo l'apparecchio?
Perché le fibre che legano i denti alla gengiva e all'osso ci mettono mesi a riorganizzarsi nella nuova posizione, l'osso attorno alle radici è ancora in rimodellamento, e lingua, labbra e crescita continuano a spingere per tutta la vita: senza qualcosa che li tenga, i denti si spostano.
Spiego sempre la differenza fra due tipi di spinta. La prima è a breve termine: le fibre elastiche della gengiva, soprattutto quelle attorno ai denti che erano ruotati, ricordano la posizione di partenza e tirano indietro nei primi mesi; l'osso, che durante il trattamento si è ammorbidito per lasciar passare le radici, torna compatto in circa un anno. È per questa fase che il primo anno di contenzione è il più rigoroso, e che il filo va messo lo stesso giorno in cui si toglie l'apparecchio.
La seconda spinta non finisce mai: la lingua preme da dentro, le labbra da fuori, i molari spingono in avanti e con gli anni la mandibola continua a cambiare di poco, in tutti, anche in chi non ha mai portato un apparecchio. Il risultato tipico sono gli incisivi inferiori che si accavallano verso i trenta-quarant'anni. Per questo dico che la contenzione, almeno quella inferiore, non ha una data di scadenza naturale: si tiene finché si vuole che i denti restino dove sono.

Com'è fatto il filo di contenzione incollato dietro i denti?
È un filo sottile e flessibile, lungo da canino a canino, che fisso con piccole gocce di resina sulla faccia interna di ciascun dente anteriore; non si vede sorridendo, non si toglie e nei primi giorni la lingua lo esplora in continuazione.
Il filo lo applico il giorno stesso in cui tolgo l'apparecchio o nei giorni immediatamente successivi, prima che i denti abbiano il tempo di muoversi. Si lavora a denti puliti e asciutti: posiziono il filo adattato sui modelli, lo fermo su ogni dente con una resina che indurisce alla luce e rifinisco i punti di colla perché la lingua non li senta ruvidi. Nell'arcata inferiore lo metto quasi sempre, perché gli incisivi inferiori sono i più instabili; in quella superiore quando c'erano spazi chiusi o denti molto ruotati.
Convivere con il filo è più facile di quanto si tema. La lingua ci si abitua in pochi giorni e la pronuncia non cambia. Non limita quello che si mangia, con un'eccezione: mordere di punta cose molto dure sugli incisivi, come il torrone o una crosta di pane, può staccare un punto di resina. Chi lo porta deve sapere dov'è e controllarlo ogni tanto con la lingua: un dente che si sente «libero» mentre gli altri sono fermi è il primo segnale che un punto si è scollato.

Come si usa la mascherina di contenzione notturna?
Si indossa tutte le notti per il primo anno, poi si dirada gradualmente a qualche notte a settimana; si mette con le dita, mai mordendola, e si conserva nella sua scatola rigida, lontana dal calore e dagli animali di casa.
La mascherina la consegno pochi giorni dopo la rimozione dell'apparecchio, ricavata dall'impronta dei denti nella loro posizione finale. È trasparente, sottile, copre tutti i denti dell'arcata e nella prima settimana dà la sensazione di «stringere» un po' la mattina: è normale, significa che di giorno i denti si sono mossi di una frazione e la notte li ha riportati a posto. Se dopo qualche mese entra senza nessuna sensazione, il calendario può cominciare a diradarsi.
Il calendario tipico che scrivo è questo: ogni notte per i primi dodici mesi; poi, se tutto è stabile, a notti alterne per qualche mese, e infine due o tre notti a settimana, che per molti restano l'abitudine di sempre. La mascherina si porta sopra il filo, non in alternativa: sono due sicurezze diverse, una per gli incisivi e una per tutta l'arcata. Chi ha fatto il trattamento con gli allineatori trasparenti trova la mascherina famigliare; chi ha avuto il fisso ha bisogno di qualche notte per farci l'abitudine.
- Primo anno. Tutte le notti, senza eccezioni per le vacanze; la mascherina viaggia nella sua scatola, non nel tovagliolo di carta.
- Dal secondo anno. A notti alterne per qualche mese e poi due o tre notti a settimana, se ai controlli i denti sono fermi; il ritmo lo decido io, non la stanchezza.
- Per sempre, come controllo. Metterla una notte ogni tanto e sentire se stringe è il modo più semplice per sapere se i denti si stanno spostando.

Cosa faccio se il filo si stacca o la mascherina si rompe o non entra più?
Si chiama lo studio entro pochi giorni, senza aspettare il controllo successivo: un punto di filo scollato si reincolla, una mascherina rotta si rifà, e una mascherina che non entra più non si forza, perché vuol dire che qualche dente si è già mosso.
Il filo che si stacca da un solo dente è l'inconveniente più frequente, e spesso ci si accorge solo perché la lingua sente un dente che si muove o un pezzo di resina che manca. Non va tagliato, piegato o staccato da soli: si copre con un po' di cera se punge e si viene in studio, dove in pochi minuti lo rifisso. Nel frattempo si indossa la mascherina anche di giorno, se si ha, perché il dente libero è proprio quello che tende a spostarsi per primo.
La mascherina rotta o persa va sostituita in tempi brevi, soprattutto nel primo anno; se è rimasta una mascherina precedente, la si usa nell'attesa. La mascherina che «non entra più» è il caso che chiede più attenzione: significa che il tempo senza è stato troppo e i denti si sono mossi. A volte, indossandola con delicatezza per qualche notte, i denti tornano; più spesso serve rifarla sulla posizione attuale o, se lo spostamento è evidente, valutare una breve ripresa con qualche allineatore. Per questo preferisco essere avvisata presto.
- Filo scollato da un dente. Non si taglia, non si strappa: cera se dà fastidio, mascherina anche di giorno, appuntamento entro la settimana.
- Mascherina rotta o persa. Si usa la precedente, se c'è; si prende l'impronta e si rifà. Nel primo anno è un'urgenza piccola ma vera.
- Mascherina che non entra. Non si spinge con i denti: si viene in studio a vedere di quanto si sono mossi e si decide se rifarla o correggere.
Come si puliscono il filo incollato e la mascherina?
Il filo si pulisce ogni sera con il filo interdentale passato sotto con un infilatore o con uno scovolino sottile, e il tartaro che vi si deposita si toglie ai richiami di igiene; la mascherina si lava con acqua fredda e uno spazzolino morbido, mai con acqua calda né con dentifrici abrasivi.
Dietro gli incisivi inferiori sboccano le ghiandole salivari, e lì il tartaro si forma più in fretta che altrove: con un filo incollato la tendenza aumenta. Per questo insegno a passare il filo interdentale infilandolo sotto il filo metallico con l'apposito infilatore, uno spazio per volta, oppure a usare uno scovolino sottile dove lo spazio lo permette. Non è un lavoro lungo, due minuti la sera, ma va fatto davvero: una gengiva che sanguina dietro gli incisivi è il segno che non si sta facendo.
Ai richiami di igiene l'igienista toglie il tartaro attorno ai punti di resina e io controllo che ogni punto tenga. La mascherina si pulisce ogni mattina con acqua fredda, sapone neutro o un dentifricio poco abrasivo e uno spazzolino dedicato; l'acqua calda la deforma e dopo non entra più. Si asciuga e si ripone nella scatola rigida. Una mascherina ben tenuta dura in genere un paio d'anni; quando si opacizza o si incrina, la rifaccio sull'impronta dei denti, che nel frattempo non devono essersi mossi.
Quanto dura la contenzione e come la controllo negli anni?
Il filo resta a lungo, negli adulti spesso senza una data di rimozione prevista; la mascherina si porta qualche notte a settimana per tutta la vita se si vuole la certezza che nulla si muova. I controlli li faccio a un mese, a sei mesi, a un anno e poi ogni anno insieme alla seduta di igiene.
Il concetto di contenzione «per sempre» spaventa, finché non si capisce cosa significa in pratica: un filo che non si sente e una mascherina che si indossa due notti a settimana. Negli adulti lo dico senza giri di parole, perché la spinta dei denti verso il disordine non si esaurisce con l'età, e chi ha investito in un trattamento di ortodonzia da adulto ha tutto l'interesse a proteggerlo. Nei ragazzi, almeno fino alla fine della crescita, la regola è la stessa.
Ai controlli faccio tre cose: guardo che ogni punto del filo sia integro, provo la mascherina e chiedo quante notti la mette, e confronto i denti con le fotografie della fine del trattamento. Se dopo alcuni anni un adulto chiede di togliere il filo perché gli dà fastidio o perché la pulizia è difficile, lo si può fare, a patto di passare a una mascherina più assidua e di accettare che qualche piccolo movimento possa comparire. È una scelta da prendere informati, e la discutiamo insieme.
Contenzione ortodontica a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso
A Pistoia chi mi chiede della contenzione è, nella maggior parte dei casi, un ragazzo che ha appena finito l'apparecchio fisso con me o con la Dott.ssa Bottacci, e la sua famiglia: in questi casi la contenzione è già nel piano, e la mia parte è soprattutto insegnare al ragazzo a controllare il filo con la lingua e a mettere la mascherina da solo, perché i genitori smettono di vigilare molto prima di quanto credano. Chiedo sempre che il ragazzo venga ai controlli con la mascherina nella scatola, non «dimenticata a casa»: è l'unico modo per vedere se entra bene.
Nel Pistoiese vedo anche un secondo gruppo: adulti fra i venticinque e i quarantacinque anni che da ragazzi hanno portato l'apparecchio altrove, hanno smesso la mascherina dopo qualche mese o hanno perso un punto del filo anni fa senza farlo risistemare, e oggi notano gli incisivi inferiori che si accavallano o uno spazio che si è riaperto. Con loro la visita serve a misurare quanto si è mosso e a decidere fra un filo nuovo, una mascherina rifatta o una breve correzione con gli allineatori prima di una contenzione nuova. Chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese spesso abbina questo controllo alla seduta di igiene, ed è un'abitudine che incoraggio.
Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi, concentrando visita e controlli quando è possibile. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.
Quando il trattamento contenzione ortodontica non è la scelta giusta?
La contenzione serve a tenere fermo un risultato buono: in queste situazioni non basta, o non è quello che serve.
- Denti già tornati indietro in modo evidente. Una mascherina nuova non raddrizza un incisivo che si è girato: prima una breve correzione, poi la contenzione nuova.
- Gengive infiammate dietro gli incisivi. Il filo si può mettere solo su denti puliti: con tartaro e sanguinamento prima una seduta di igiene, poi il filo.
- Un dente mobile per motivi parodontali. Il filo di contenzione non è una stecca per denti che si muovono per perdita d'osso: è un altro problema, che va curato dal collega.
- Chi non vuole il filo e non metterà la mascherina. Lo dico con franchezza: senza nessuna delle due, nel giro di qualche anno il risultato si perde in parte. Meglio saperlo prima di cominciare.
- Bambini a fine prima fase. Dopo un espansore o una placca basta di solito un mantenimento semplice e temporaneo; il filo incollato arriva, se serve, dopo l'apparecchio definitivo.
- Mascherina usata come paradenti. È troppo sottile per lo sport di contatto: per quello serve un paradenti vero, e la mascherina resta per la notte.
Come si svolge il percorso, in tre passi?
- 1Prima della rimozione dell'apparecchio. Spiego di nuovo cosa succederà, prendo le impronte per la mascherina e programmo il filo per il giorno in cui si toglie l'apparecchio.
- 2Filo e mascherina. Il filo incollato il giorno della rimozione, la mascherina consegnata pochi giorni dopo con il calendario scritto: tutte le notti per il primo anno.
- 3Controlli negli anni. A un mese, a sei mesi, a un anno e poi ogni anno con l'igiene: filo integro, mascherina che entra, confronto con le fotografie finali.
Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.
Come si può pagare?
Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.
Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.
Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.
Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.
- Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
- Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
- Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.
Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Ottimo studio. Ambiente molto professionale, e tutto il personale è cortese e preparato. Mi sono trovato benissimo e tornerò sicuramente.
Gentili, predisposti ad ascoltare il paziente e molto professionali. Tutti quanti al Top, dai medici alle assistenti. Uno studio dentistico super consigliato
Il primo passo è una visita
Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
Domande frequenti: contenzione ortodontica a Pistoia
1. Il filo di contenzione si vede?
No. Sta sulla faccia interna dei denti anteriori, dal lato della lingua, e non si vede né sorridendo né parlando. Lo si sente con la lingua nei primi giorni, poi si dimentica. Solo chi guarda dentro la bocca con uno specchietto, come l'igienista, lo nota.
2. Il filo incollato dà fastidio alla lingua o cambia la pronuncia?
Nei primi due-tre giorni la lingua lo cerca di continuo e qualcuno sente le «s» un po' diverse. Poi passa. Se un punto di resina è ruvido o spigoloso, lo lucido in un minuto: non c'è ragione di sopportarlo. Un fastidio che compare dopo mesi, invece, di solito è un punto scollato.
3. Devo mettere la mascherina anche se ho il filo?
Sì, perché proteggono cose diverse. Il filo tiene fermi i sei denti anteriori; la mascherina tiene ferma tutta l'arcata, compresi premolari e molari, e copre il caso in cui un punto del filo si scolla senza che te ne accorga. Nel primo anno vanno insieme; dopo, la mascherina si dirada.
4. Quante notti a settimana dopo il primo anno?
Di solito a notti alterne per qualche mese, poi due o tre a settimana. Non è una regola fissa: la decido ai controlli guardando se la mascherina entra senza stringere. Un buon test è saltare una settimana e rimetterla: se stringe, i denti si muovono ancora e servono più notti.
5. Quanto dura una mascherina di contenzione prima di doverla rifare?
Con una buona cura, un paio d'anni o più; chi digrigna di notte la consuma prima. Va rifatta quando si incrina, si opacizza molto o non entra più con precisione. Serve una nuova impronta: per questo non va lasciata deformare con l'acqua calda o in macchina al sole.
6. Si può mangiare con la mascherina?
No, e nemmeno bere bevande diverse dall'acqua: zuccheri e acidi restano intrappolati contro i denti per ore. Si toglie per i pasti e si rimette dopo aver lavato i denti. Durante la notte, l'acqua è l'unica cosa ammessa.
7. Si può togliere il filo di contenzione dopo qualche anno?
Si può, e nell'arcata superiore capita; in quella inferiore lo sconsiglio, perché gli incisivi inferiori sono i primi a muoversi a qualsiasi età. Chi lo toglie deve mettere in conto una mascherina più assidua e accettare un piccolo margine di spostamento. Ne parliamo in visita, con le fotografie davanti.
8. Ho portato l'apparecchio da ragazzo e non ho più niente: cosa posso fare adesso?
Dipende da quanto si è mosso. Se i denti sono quasi al loro posto, un filo nuovo e una mascherina bastano a fermare la situazione. Se un incisivo si è accavallato in modo visibile, prima una breve correzione, spesso con pochi allineatori, e poi la contenzione, questa volta per restare.
9. Il filo di contenzione dà problemi con il tartaro e le gengive?
Favorisce il deposito di tartaro dietro gli incisivi inferiori, dove si forma comunque di più. Con il filo interdentale la sera e i richiami di igiene regolari le gengive restano sane. Se si trascura, la gengiva si infiamma e sanguina: non è colpa del filo in sé, ma della pulizia mancata.
10. La contenzione serve anche dopo gli allineatori trasparenti?
Sì, esattamente come dopo il fisso: i denti spostati con le mascherine tornano indietro allo stesso modo. Anche in questo caso incollo il filo dietro gli incisivi e consegno una mascherina di contenzione, che è più rigida e resistente dell'ultimo allineatore e non va confusa con lui.
11. Cosa succede se dimentico la mascherina per una settimana di vacanza nel primo anno?
Si rimette appena possibile: di solito entra un po' stretta e in due o tre notti i denti tornano. Se non entra o fa male, non si forza e si viene in studio. Per le vacanze consiglio di mettere la scatola in valigia insieme allo spazzolino, così non si dimentica.
12. Chi segue il trattamento contenzione ortodontica a Pistoia?
Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.
13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?
Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.
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