Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia
Dentista per bambini a Pistoia
Visito i bambini dal primo dentino all'adolescenza nello studio di Pistoia, con appuntamenti costruiti sul loro passo e un calendario di controlli deciso sul rischio di carie di ciascuno.
4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»
Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia
Parlarne non impegna. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
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Preferisci scrivere? WhatsApp 331 6607774Immagine illustrativa dell'ambiente di studio, ricostruita al computer: nessuna persona reale. I tempi e i risultati variano da persona a persona.

In sintesi
In questa pagina spiego come lavoro da dentista per bambini a Pistoia: a che età ha senso il primo appuntamento, cosa succede davvero in quei venti minuti, come parlo a un bambino di tre o di otto anni, cosa chiedo al genitore e perché i controlli non sono uguali per tutti.
Un genitore che cerca un dentista per bambini di solito non ha un'urgenza: ha un dubbio. «È presto? È tardi? Lo spaventerò?». Rispondo a tutte e tre con la stessa idea: il primo appuntamento serve a conoscerci, e il momento buono è quando in bocca non c'è ancora nessun problema. Un bambino che entra nello studio senza dolore impara una cosa sola, che qui qualcuno gli guarda i denti, gli spiega cosa vede e lo lascia andare. Su quel ricordo si appoggia tutto quello che verrà dopo.
Qui racconto come conduco la visita nello studio di Pistoia: cosa osservo mentre il bambino crede che stiamo solo chiacchierando, quali domande faccio a mamma e papà, come scelgo l'intervallo fra un controllo e l'altro e cosa consiglio per lo spazzolino e la merenda alle diverse età. Più sotto trovi le situazioni in cui una visita così non basta e serve altro, e le domande che mi fanno più spesso in sala d'attesa.
Preferisci parlarne a voce? 0573 32937, rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00. Parlarne non impegna.
Dentista per bambini a Pistoia: vuoi un parere sul tuo caso?
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A che età si porta un bambino dal dentista per bambini la prima volta?
In genere entro i tre anni, e in ogni caso prima che compaia un dolore; se ci sono già macchie sui denti, un biberon che va a letto con lui o molte carie in famiglia, non si aspetta nemmeno quell'età.
I primi denti da latte spuntano fra i sei mesi e l'anno, e nei mesi successivi la visita è utile soprattutto a chi lo accudisce: si parla di come pulire i dentini, di cosa beve prima di dormire, di ciuccio e di pollice. Il bambino, a quell'età, sta in braccio e si lascia guardare per pochi secondi; va benissimo così. L'appuntamento in cui è lui a partecipare arriva più tardi, quando capisce un gioco con regole semplici e riesce a stare seduto il tempo di una canzone.
Ciò che evito è l'ingresso dalla porta sbagliata: un bambino che mi conosce il giorno in cui ha una guancia gonfia associa lo studio al male e ci vogliono mesi per cambiare quell'idea. Per questo dico ai genitori che vengono da me per l'ortodonzia del fratello maggiore di portare anche il piccolo, senza programma. Si siede, guarda, magari conta i denti al pupazzo. La volta dopo è già un paziente che conosce la stanza.

Come si svolge la prima visita dal dentista per bambini?
Dura una ventina di minuti, non prevede alcuna cura: il bambino sale sulla poltrona quando se la sente, io guardo con lo specchietto e una luce, conto i denti ad alta voce e racconto al genitore cosa ho visto, con le radiografie che servono rimandate a quando ha senso farle.
La sequenza è sempre la stessa e la dico prima di farla, perché i bambini sopportano quasi tutto tranne le sorprese. Prima tocca ai guanti e allo specchietto, che il bambino può tenere in mano. Poi la poltrona che sale «come un ascensore» e la luce che si accende. Solo a quel punto chiedo di aprire la bocca «grande come un leone» e guardo, dente per dente, mentre conto. Se vuole fermarsi, ci si ferma: ho tutto il tempo e lui deve saperlo.
Mentre conto, osservo. Lo smalto, per cercare le zone opache che precedono la carie e le macchie brune fra i molaretti. Le gengive. Il modo in cui i denti davanti si incontrano quando chiude, se la lingua spinge in avanti, se respira con la bocca aperta mentre è distratto. Lo spazio fra i denti da latte, che a cinque anni mi dice molto di come arriveranno i permanenti. Tutto questo finisce in cartella e diventa il punto di partenza con cui confronterò le visite successive.
- Lo smalto. Zone bianche opache vicino alla gengiva, solchi scuri sui molaretti, superfici fra un dente e l'altro che a occhio non si vedono: è qui che decido se servono radiografie e quando.
- Il morso e le abitudini. Come chiudono gli incisivi, se c'è un morso incrociato, se il ciuccio o il dito hanno già lasciato un segno, se respira dal naso.
- Il bambino stesso. Come entra, se viene da solo o attaccato alla gamba del genitore, cosa lo incuriosisce: mi serve per decidere il passo dell'appuntamento successivo.

Come parlo al bambino e cosa chiedo al genitore?
Al bambino parlo direttamente, con parole sue e senza mai mentire su cosa sta per succedere; al genitore chiedo di restare in stanza, di stare in silenzio durante la visita e di lasciarmi le spiegazioni.
Le parole contano più degli strumenti. Non uso «puntura», «trapano» o «male»: dico «dente che dorme», «spazzolino che canta», «acqua che fa il solletico». Non prometto che una cosa non farà niente se non ne sono sicura, perché la fiducia di un bambino si perde in un secondo e si riconquista in sei mesi. Se un giorno servirà anestesia, gliela descriverò come sensazione, non come procedura, e la farò solo dopo che avrà visto e toccato tutto il resto.
Al genitore chiedo tre cose. Di stare dove il bambino lo vede, in genere ai piedi della poltrona, senza tenergli le mani. Di non tradurre le mie frasi né aggiungere «non ti fa niente», che ottiene l'effetto contrario. E di rispondere con sincerità alle domande sulle abitudini di casa: chi lava i denti, quante volte, cosa c'è nel biberon della sera, quante merende fra un pasto e l'altro. Non do voti, mi serve per tarare i consigli. I genitori ansiosi li capisco, e a loro dico di affidarmi il bambino per venti minuti.

Ogni quanto si fanno i controlli dal dentista per bambini?
In genere ogni sei mesi, ma l'intervallo lo decido sul rischio di carie di quel bambino: tre-quattro mesi se ha già avuto carie o lo smalto è fragile, fino a un anno se tutto è pulito e le abitudini sono buone.
La carie nei bambini corre più veloce che negli adulti, perché lo smalto dei denti da latte è più sottile. Sei mesi sono il ritmo con cui riesco a intercettare una macchia bianca prima che diventi un buco e a seguire i denti permanenti che spuntano, uno dopo l'altro, fra i sei e i dodici anni. Chi ha un rischio più alto, per esempio un bambino che ha già avuto carie sui denti da latte, lo rivedo più spesso e in quelle sedute applico anche la vernice al fluoro.
Il controllo non è una formalità di cinque minuti. Guardo i denti nuovi e decido se è il momento delle sigillature, controllo lo spazzolamento con una pastiglia rivelatrice quando il bambino è abbastanza grande per divertirsi a vedere i denti colorati, aggiorno la cartella con ciò che è cambiato e rivedo il calendario. Intorno ai sei anni il controllo diventa anche la prima valutazione per l'ortodonzia: è l'età in cui si vede se le arcate stanno crescendo bene.
Cosa consiglio per alimentazione e igiene a ogni età?
Dentifricio al fluoro da subito, in quantità giuste per l'età, denti lavati dai genitori fino a quando il bambino non scrive in corsivo, e zuccheri concentrati nei pasti invece che sparsi nella giornata.
La regola che ripeto più spesso riguarda la frequenza. Lo smalto sopporta un attacco acido e si ripara nelle ore successive; se gli attacchi sono continui, dal succo di frutta sorseggiato per tutto il pomeriggio al biscotto in macchina, non ha il tempo di recuperare. Il dolce di fine pasto preoccupa meno della bottiglietta sempre a portata di mano. L'acqua è la bevanda fra i pasti, a qualunque età, e il biberon della notte, se c'è, contiene solo acqua.
Sullo spazzolino il punto delicato è l'autonomia. I bambini vogliono fare da soli presto, e va bene che provino, ma la manualità per pulire davvero i molari arriva intorno ai sette-otto anni: fino ad allora il genitore passa dopo di loro, soprattutto la sera. Il dentifricio al fluoro si usa dal primo dente: fino ai sei anni quello da 1000 ppm, in quantità di un pisello, poi quello da 1450 ppm come gli adulti. Niente risciacquo abbondante dopo: si sputa e basta, così il fluoro resta sullo smalto.
- Fino ai tre anni. Dentini puliti dal genitore mattina e sera con una traccia di dentifricio al fluoro, nessuna bevanda zuccherata nel biberon, ciuccio senza miele né zucchero.
- Dai tre ai sei anni. Il bambino comincia a spazzolare, il genitore finisce; merende a orari fissi, acqua fra i pasti, prima visita e controlli regolari.
- Dai sei ai dodici anni. Arrivano i molari permanenti da proteggere e lo spazzolamento diventa suo, sotto controllo serale; filo interdentale quando i denti si toccano, dentifricio da adulti.
Come lavoro io con i bambini nello studio?
Con appuntamenti brevi, una sola cosa nuova per volta, la stessa dottoressa a ogni visita e la regola di non forzare mai: se un bambino non è pronto, si fa quello che si riesce e si torna.
Nello studio di Pistoia seguo i bambini insieme alla Dott.ssa Bottacci: chi viene da me a quattro anni trova la stessa persona a undici, quando si comincia a parlare di apparecchio, e questo da solo toglie metà della fatica. Ogni passaggio nuovo lo mostro prima sul dito o sull'unghia e poi lo faccio in bocca, e il bambino ha sempre un segnale concordato, la mano alzata, per fermarmi. Lo rispetto anche quando sarebbe comodo finire.
Chi arriva già spaventato da un'esperienza precedente ha un percorso a parte, che racconto nella pagina sulla paura del dentista. Per tutti gli altri la strategia è la noia: visite in cui succede poco, ripetute con regolarità, finché lo studio diventa un posto come la piscina o la scuola di musica. Non uso premi legati al comportamento e non faccio confronti con i fratelli: ogni bambino ha il suo passo, e il mio compito è trovarlo, non imporlo.
Dentista per bambini a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso
A Pistoia la famiglia che vedo più spesso è quella che viene per il primo figlio intorno ai tre anni, spinta dal pediatra o da una maestra del nido, con la domanda «è troppo presto?». Di solito non lo è, e spesso trovo una bocca sana e un genitore sollevato a cui posso dare due o tre regole semplici da portare a casa. La seconda è la famiglia che arriva con il secondo o il terzo figlio dopo aver fatto con il primo un percorso faticoso altrove: qui la visita serve soprattutto a ricominciare con un metodo diverso.
Nel Pistoiese mi capita anche la richiesta opposta: il bambino di sette o otto anni che non ha mai visto un dentista e ha un molaretto che fa male da qualche giorno. In quei casi dico subito che non si parte dalla cura, se il dolore lo consente: si parte da una visita breve in cui ci conosciamo, poi dalla cura, con un appuntamento a parte. Le famiglie che vengono da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese spesso chiedono di accorpare fratelli nella stessa mattina, e si fa, purché il più piccolo venga per primo e abbia davanti un fratello tranquillo.
Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi per la scuola e il lavoro: le visite dei bambini si fissano spesso nel primo pomeriggio. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.
Quando non è questa la strada?
Una visita di conoscenza non è la risposta a tutto. In queste situazioni serve altro, e lo dico al telefono prima di dare l'appuntamento.
- Dolore, gonfiore o febbre. Un ascesso in un bambino non aspetta il prossimo controllo: si viene in giornata e la visita di conoscenza si recupera dopo, con calma.
- Un dente rotto o mosso dopo una caduta. È una visita urgente con regole sue, che trovi nella pagina sul trauma dentale: si chiama subito, non si aspetta.
- Un bambino con una paura già strutturata. Se ha pianto in un altro studio o è stato tenuto fermo, servono appuntamenti costruiti apposta, più brevi e più numerosi, non una visita qualunque.
- Genitori che vogliono una cura nello stesso giorno della prima visita. Non la faccio, salvo urgenze: la prima volta serve a conoscerci, e una cura imposta il primo giorno costa cara nelle visite dopo.
- Bambini con patologie o terapie in corso. Si può e si deve visitarli, ma con una lettera del pediatra o del medico che li segue e un appuntamento più lungo, concordato prima.
- L'aspettativa che io sostituisca lo spazzolino di casa. Nessun controllo semestrale compensa denti lavati male ogni sera: senza l'impegno a casa la visita diventa solo la conta delle carie.
Come si svolge il percorso, in tre passi?
- 1Prima visita di conoscenza. Venti minuti senza cure: il bambino prende confidenza, io guardo smalto, gengive, morso e abitudini, e consegno al genitore due o tre indicazioni da portare a casa.
- 2Prevenzione e, se serve, cura. Sigillature, fluoro e istruzioni di igiene secondo l'età; se c'è una carie, un appuntamento a parte, breve, preparato con il bambino passo per passo.
- 3Controlli sul rischio. Ogni sei mesi di regola, ogni tre-quattro per chi ha un rischio alto: si rivedono i denti nuovi, lo spazzolamento e il calendario.
Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.
Come si può pagare?
Le cure dei bambini si pagano per prestazione, con il piano scritto consegnato alla prima visita quando c'è qualcosa da fare; la visita di controllo e la prevenzione hanno un costo per seduta indicato prima.
Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.
Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.
Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.
- Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
- Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
- Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.
Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Ottimo studio. Ambiente molto professionale, e tutto il personale è cortese e preparato. Mi sono trovato benissimo e tornerò sicuramente.
Gentili, predisposti ad ascoltare il paziente e molto professionali. Tutti quanti al Top, dai medici alle assistenti. Uno studio dentistico super consigliato
Il primo passo è una visita
Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
Domande frequenti: dentista per bambini a Pistoia
1. Devo preparare mio figlio alla prima visita dal dentista?
Poco e con parole semplici: «andiamo da una dottoressa che conta i denti». Niente promesse su cosa non gli farà e niente racconti di esperienze altrui. Il resto glielo spiego io in stanza, un passo alla volta, perché è a me che deve credere quando dico cosa succede dopo.
2. Posso restare con lui durante la visita?
Sì, e lo preferisco, fino a quando il bambino è piccolo. Chiedo però di stare dove lui ti vede, di non parlare mentre lavoro e di non intervenire se protesta un po': le pause le gestisco io. Dai sette-otto anni in su alcuni bambini lavorano meglio da soli, e lo propongo caso per caso.
3. Se mio figlio piange e non apre la bocca, l'appuntamento è perso?
No. Un bambino che è entrato, ha visto la stanza e si è fatto contare i denti in braccio al genitore ha fatto un passo. Non insisto per ottenere di più: fisso una seconda visita breve a distanza di qualche settimana e si riparte da dove ci siamo fermati.
4. A che età si fa la prima radiografia a un bambino?
Quando serve a rispondere a una domanda che non posso risolvere guardando: superfici fra i molaretti che si toccano, un sospetto di carie profonda, un dente permanente che tarda. Non c'è un'età fissa; nei bambini a basso rischio spesso si rimanda di anni.
5. Il ciuccio e il dito rovinano i denti?
Fino ai due-tre anni di solito no. Oltre, il succhiamento quotidiano spinge in avanti gli incisivi superiori e può aprire il morso o restringere il palato. Alla visita guardo se c'è già un segno e concordiamo con il bambino, non contro di lui, un modo per lasciare l'abitudine.
6. Mio figlio digrigna i denti di notte: devo preoccuparmi?
Nei bambini piccoli è frequente e spesso passa con il cambio dei denti. Alla visita controllo se i denti da latte si stanno consumando in modo anomalo e se il sonno è disturbato; raramente serve un dispositivo. Se il bruxismo è intenso lo segnalo anche al pediatra.
7. Cosa faccio se un dente da latte è mobile da settimane e non cade?
Di norma si lascia fare: il bambino lo muove con la lingua e cade da solo. Se il permanente è già spuntato dietro, formando la «doppia fila», o se il dente mobile dà fastidio nel mangiare, lo tolgo io in pochi secondi, dopo un gel che addormenta la gengiva.
8. I denti permanenti stanno spuntando gialli: è normale?
Sì: lo smalto dei permanenti è più spesso e lascia trasparire la dentina, più gialla, e il confronto con i denti da latte accanto lo accentua. Diverso è il caso di chiazze bianche o giallo-brune ben delimitate, che possono indicare uno smalto fragile: vanno viste e protette.
9. Che spazzolino uso per un bambino, manuale o elettrico?
Entrambi funzionano se sono usati per due minuti e arrivano sui molari. Testina piccola, setole morbide, cambio ogni tre mesi. L'elettrico può aiutare i bambini poco pazienti dai sei anni in su; prima è il genitore che spazzola, e con il manuale controlla meglio dove passa.
10. Quando serve la vernice al fluoro in studio?
Nei bambini con un rischio di carie più alto: macchie bianche già presenti, carie recenti, smalto fragile, igiene difficile. La applico in pochi minuti al controllo, due-quattro volte l'anno, e non sostituisce il dentifricio di casa. Nei bambini a basso rischio spesso non serve.
11. Il dentista per bambini visita anche gli adolescenti?
Sì, li seguo fino alla fine dello sviluppo. Fra i dodici e i diciotto anni cambiano le abitudini, arrivano le bevande zuccherate fuori casa e spesso l'apparecchio: i controlli restano semestrali e spesso diventano l'occasione per parlare di ortodonzia e di igiene con l'apparecchio.
12. Chi segue le cure per dentista per bambini a Pistoia?
Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.
13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?
Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.
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Ortodonzia a Pistoia
Studio Dentistico Dott.ri Palandri e Spinicci
Via Niccolò Machiavelli 27, 51100 Pistoia (PT)
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Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00
Direttore Sanitario: Dott. Pietro Palandri
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