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Informazione sanitariaRiceve a Pistoia · Studio Dentistico Palandri e Spinicci
ERIKA SCHIOPPAOrtodonzia e odontoiatria per i bambini · Pistoia

Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia

Espansore del palato a Pistoia

L'apparecchio che allarga l'arcata superiore mentre il bambino cresce. Lo cemento io, insegno al genitore a girare la vite e lo seguo fino al giorno in cui si toglie.

4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia

«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»

Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia

Parlarne non impegna. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.

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Espansore del palato a Pistoia: modelli in gesso delle arcate di un bambino nello studio in cui riceve la Dott.ssa Erika Schioppa
Espansore del palatoAnelli cementati sui molari
Anelli cementati sui molariVite centrale e chiavetta per il genitoreAttivazioni per 2-4 settimaneFermo di 4-6 mesiControllo dopo la prima settimanaFotografie e modelli prima e dopo

In sintesi

In questa pagina spiego come uso l'espansore palatale a Pistoia nei bambini e nei preadolescenti: quando lo propongo per un palato stretto o un morso incrociato, com'è fatto, come si attiva la vite a casa, perché si apre uno spazio fra gli incisivi e come si richiude, come si mangia e si parla, cosa succede nei mesi di fermo e dopo.

L'espansore palatale è l'apparecchio di cui i genitori hanno più timore prima e di cui parlano con più tranquillità dopo. Prima, perché l'idea di «allargare il palato» a un bambino di otto anni suona come un intervento; dopo, perché scoprono che si tratta di qualche settimana di attenzione, un quarto di giro di vite alla sera, e poi di mesi in cui l'apparecchio sta lì e non si fa sentire. In mezzo c'è un momento che sorprende tutti: lo spazio che si apre fra i due incisivi davanti, e che è il segno che sta funzionando.

Qui descrivo come lavoro con l'espansore nello studio di Pistoia, dal giorno in cui lo cemento fino a quello in cui lo tolgo: come riconosco un palato stretto che merita di essere allargato, com'è fatto l'apparecchio, cosa deve fare il genitore a casa e per quanto tempo, come cambiano la tavola e la parola nei primi giorni, come si tiene pulito e cosa viene dopo. Le situazioni in cui non lo uso sono più sotto, prima delle domande.

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4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia · Prima visita con la dottoressa · Piano scritto, nessun impegno

Quando propongo l'espansore palatale a un bambino?

Quando l'arcata superiore è troppo stretta rispetto a quella inferiore e i denti di sopra chiudono all'interno di quelli di sotto, da un lato o da entrambi, oppure quando manca lo spazio per i permanenti e il palato è alto e stretto: in genere fra i sei e i dodici anni, finché la sutura in mezzo al palato è ancora aperta.

In visita il palato stretto si riconosce da alcuni segni che mostro al genitore con lo specchio: la volta del palato alta e profonda, l'arcata superiore a forma di «V» invece che di «U», i molari superiori che chiudono dentro gli inferiori e, molto spesso, una mandibola che scivola di lato quando il bambino serra i denti. Quest'ultimo è il segno che mi fa decidere più in fretta: una chiusura deviata, ripetuta per anni, fa crescere i due lati del viso in modo diverso.

L'età conta perché conta la sutura: la linea in cui le due metà del palato si incontrano, che nei bambini non è ancora saldata e si lascia aprire con forze contenute. Verso i tredici-quattordici anni comincia a chiudersi, e nei ragazzi più grandi l'espansione chiede dispositivi diversi o non è più possibile per questa via. Per questo, quando vedo un morso incrociato in un bambino di sette anni, non rimando al controllo dell'anno dopo: valuto l'espansore adesso, dentro un percorso di ortodonzia per bambini.

Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Com'è fatto l'espansore del palato e come si mette?

È una piccola struttura metallica fissata ai molari superiori con anelli cementati, con al centro una vite che il genitore gira con una chiavetta; si applica in una seduta di circa mezz'ora, senza anestesia, dopo qualche giorno con dei separatori fra i denti.

Una settimana prima inserisco fra i molari dei piccoli elastici separatori, che creano lo spazio per far scendere gli anelli: in quei giorni il bambino sente una pressione simile a un pezzetto di cibo incastrato. Nella seduta di consegna provo gli anelli, li cemento, lascio indurire e controllo che la lingua abbia il suo spazio. L'apparecchio sta vicino al palato ma non lo tocca del tutto: fra il metallo e la mucosa resta un piccolo spazio che serve per la pulizia.

Prima di uscire dallo studio il genitore fa la prima attivazione sotto i miei occhi, con il bambino sdraiato e la testa un po' indietro, e io sto lì finché il gesto non è sicuro. Consegno la chiavetta con un filo legato, in modo che non scivoli in gola, un foglio con il calendario dei giri e il numero da chiamare se qualcosa non torna. Nei bambini più piccoli, con i molari permanenti non ancora pronti, gli anelli si appoggiano sui molaretti da latte, e l'apparecchio funziona allo stesso modo.

Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)

Come si fa l'attivazione della vite a casa?

Il genitore inserisce la chiavetta nel foro della vite e la spinge all'indietro fino al foro successivo, un quarto di giro, una volta al giorno, di solito la sera: per due-quattro settimane, secondo il numero di giri che ho scritto nel piano, con un controllo in studio dopo la prima settimana.

Il gesto è più semplice di quanto sembri. Il bambino si sdraia sul letto o sul divano con la testa sulle ginocchia del genitore, apre la bocca, e il genitore con una luce frontale o la torcia del telefono trova il foro della vite, infila la chiavetta e la porta verso la gola finché compare il foro nuovo. Si sfila la chiavetta tirando verso il basso, mai verso il davanti, altrimenti il giro torna indietro. Alcune famiglie fanno un segno sul calendario a ogni giro: lo consiglio, perché dopo dieci giorni ci si confonde.

Nei primi minuti dopo il giro il bambino sente una pressione sul naso, sugli zigomi o fra gli incisivi, che passa in fretta. Dolore vero non ce ne deve essere: se c'è, si salta una sera e mi si chiama. Dopo la prima settimana lo vedo in studio, misuro quanto si è aperto e correggo il numero di giri rimanenti. Quando l'arcata superiore ha raggiunto la larghezza che serve, di solito un po' oltre il necessario perché una parte tende a tornare, dico al genitore di fermarsi e blocco la vite.

  • Un giro al giorno. Un quarto di giro, alla stessa ora, con un segno sul calendario; se una sera salta, si riprende la sera dopo senza recuperare con due giri.
  • La chiavetta legata. Un filo o un nastro intorno alla chiavetta: se scivola dalle dita non va in gola, e si ritrova subito.
  • Se non si vede il foro. Capita che il foro resti a metà: non si forza, si riprova il giorno dopo con più luce, e se non si risolve si viene in studio senza aspettare il controllo.
Ambiente dello studio in cui riceve la Dott.ssa Schioppa a Pistoia (immagine illustrativa)
Lo studio in cui riceve la dottoressa

Espansore del palato a Pistoia

Studio a Pistoia dal 1988 (38 anni) · 4,8 su 5 con 35 recensioni Google

Non rimandare la valutazione: con i bambini e i ragazzi il momento giusto per intervenire dipende dalla crescita, e passa. Racconta cosa hai notato e ricevi un parere, con le alternative possibili, compresa quella di aspettare.

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Perché si apre uno spazio fra gli incisivi e come si richiude?

Perché la vite allontana le due metà del palato e con loro i due incisivi centrali, che stanno ai lati della sutura: lo spazio compare dopo pochi giorni di attivazione, è il segno che l'espansione sta avvenendo nell'osso, e si richiude da solo nelle settimane successive.

Lo spazio fra i denti davanti è il momento in cui i genitori mi mandano una foto. Lo dico sempre prima, e lo ripeto il giorno della consegna, perché visto all'improvviso impressiona: può arrivare a qualche millimetro, i due incisivi sembrano divaricarsi e i compagni di classe lo notano. Per me è una buona notizia: vuol dire che la forza ha aperto la sutura invece di inclinare soltanto i denti. Un bambino con l'espansore e senza spazio fra gli incisivi mi fa controllare meglio.

Il richiudersi avviene in due tempi. Prima le fibre della gengiva, che sono elastiche, riavvicinano le corone degli incisivi nel giro di alcune settimane dalla fine delle attivazioni; poi, più lentamente, le radici si raddrizzano e l'osso nuovo riempie la sutura. Per questo, finiti i giri, l'apparecchio resta in bocca fermo per quattro-sei mesi: è il tempo in cui la larghezza ottenuta si consolida. Toglierlo prima significherebbe perdere in pochi mesi quello che si è aperto in poche settimane.

Come si mangia, si parla e si pulisce con l'espansore palatale?

Nei primi tre-quattro giorni si parla con qualche «s» impastata e si mangia morbido; poi la lingua trova il suo posto e si torna quasi alla normalità, evitando ciò che è appiccicoso o molto duro. Si pulisce dopo i pasti con lo spazzolino e un getto d'acqua sotto la struttura.

La lingua è abituata ad appoggiarsi al palato e nei primi giorni trova un ospite: la saliva aumenta, le parole con la «s» e la «z» escono strane, deglutire sembra diverso. Consiglio di leggere ad alta voce per dieci minuti un paio di volte al giorno: entro una settimana la pronuncia torna normale. A tavola, nei primi giorni, pasta, purè, carne tritata, frutta a pezzi; poi quasi tutto, tagliato. Caramelle gommose, chewing-gum e torrone restano fuori per tutta la durata, perché si incastrano e possono scollare gli anelli.

Il cibo che si ferma fra la struttura e il palato è il vero problema di questo apparecchio: dà cattivo odore e infiamma la mucosa. Dopo ogni pasto serve uno spazzolino sugli anelli e sui bracci, poi un getto d'acqua, con un idropulsore o una siringa senza ago riempita d'acqua, puntato sotto la struttura finché non esce pulito. Un risciacquo con acqua dopo le merende aiuta. Ai controlli guardo per prima cosa la mucosa del palato: se è rosa, la pulizia funziona.

  • Primi giorni. Cibi morbidi, lettura ad alta voce, un po' di pazienza con la saliva: in una settimana il bambino non ci pensa più.
  • Per tutto il periodo. Niente appiccicoso o molto duro; frutta e verdura a pezzi; attenzione a non giocare con la lingua sulla vite.
  • Pulizia. Spazzolino su anelli e bracci dopo ogni pasto, acqua a pressione sotto la struttura, risciacquo dopo le merende.

Cosa succede dopo che si toglie l'espansore?

Si scollano gli anelli, si puliscono i molari e si fanno le fotografie di confronto; l'arcata superiore resta della larghezza raggiunta, i denti permanenti trovano più spazio e si passa alla pausa di osservazione o, se serve, a una placca mobile che mantiene il risultato.

La rimozione è una seduta corta: con una pinza si staccano gli anelli, si toglie il cemento residuo e il bambino torna a sentire il palato liscio con la lingua, cosa che di solito lo diverte. Faccio le fotografie e, se servono, i modelli, per confrontarli con quelli di partenza. Nei giorni dopo la pronuncia può essere di nuovo un po' diversa per qualche ora, perché la lingua deve riabituarsi allo spazio vuoto.

Cosa viene dopo dipende dal bambino. In alcuni casi basta un controllo ogni sei mesi: i permanenti spuntano nello spazio nuovo e la crescita fa il resto. In altri consegno un apparecchio mobile da portare di notte per mantenere la larghezza e guidare l'eruzione. Più avanti, verso gli undici-tredici anni, una parte dei bambini farà una fase con l'apparecchio fisso per allineare i denti: sarà più semplice proprio perché lo spazio c'è. L'espansione in sé, fatta nell'età giusta e con il fermo rispettato, non si perde.

Espansore del palato a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso

A Pistoia l'espansore del palato lo propongo soprattutto a bambini fra i sette e i dieci anni che arrivano per un controllo e mostrano un morso incrociato su un lato, spesso notato per caso da un genitore che ha visto il mento «andare di traverso» mentre il figlio masticava. In molti di questi bambini c'è anche una storia di naso chiuso, tonsille grandi o sonno con la bocca aperta: in quei casi parlo con la famiglia dell'otorino prima o insieme all'espansore, perché l'allargamento del palato dà più spazio anche al passaggio dell'aria, ma non sostituisce la cura del naso.

Nel Pistoiese mi capita anche la richiesta opposta: genitori che hanno letto dell'espansore e lo chiedono per un figlio di dodici-tredici anni con i denti affollati, sperando di evitare le estrazioni. A volte si può ancora fare, a volte la sutura è già troppo matura e lo dico con chiarezza dopo la visita e le radiografie che servono. Con le famiglie che vengono da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese organizzo il controllo della prima settimana di attivazione in un orario comodo dopo la scuola, perché è l'appuntamento che non si può spostare: lì vedo se i giri fatti a casa stanno producendo quello che mi aspetto.

Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi, concentrando visita e controlli quando è possibile. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.

Quando il trattamento espansore del palato non è la scelta giusta?

L'espansore è uno strumento preciso e, come tutti gli strumenti precisi, non va usato per tutto: queste sono le situazioni in cui non lo propongo.

  • Arcata superiore già larga. Se il morso incrociato dipende da un solo dente fuori posto e non dal palato, basta un apparecchio mobile o un piccolo movimento mirato.
  • Ragazzi con la sutura già matura. Verso i quattordici-quindici anni l'espansione con questo apparecchio diventa incerta; si valutano altre vie, che discuto caso per caso.
  • Naso chiuso non ancora visto dall'otorino. L'espansore aiuta il respiro ma non cura adenoidi e tonsille: prima la visita dall'otorino, poi, se serve, l'apparecchio.
  • Molari con carie non curate. Gli anelli si cementano su denti sani: prima si curano le carie, poi si mettono i separatori.
  • Famiglia che non può fare le attivazioni. Senza il giro quotidiano l'apparecchio è solo un ingombro; se so che a casa non ci sarà costanza, rimando o cambio strumento.
  • Bambino che non tollera nulla in bocca. Se la visita stessa è stata faticosa, prima qualche appuntamento breve per prendere confidenza, con il metodo che uso per la paura del dentista.

Come si svolge il percorso, in tre passi?

  1. 1Visita, fotografie e modelli. Riconosco il palato stretto, misuro l'arcata, scrivo il numero di giri previsto e spiego al genitore cosa farà a casa; separatori una settimana prima della consegna.
  2. 2Consegna e attivazioni. Cementazione in una seduta, prima attivazione in studio, poi un quarto di giro al giorno a casa per due-quattro settimane con un controllo dopo la prima.
  3. 3Fermo e rimozione. Vite bloccata, quattro-sei mesi di consolidamento con controlli, poi la rimozione e il passaggio ai controlli di crescita o a una placca di mantenimento.

Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.

Come si può pagare?

Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.

Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.

Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.

Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.

  • Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
  • Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
  • Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.

Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia

Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.

Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!

Silvana G. · Recensione su Google

Veramente professionali scrupolosi gentili e con serieta' garantita all' altezza del suo lavoro ottimo 🍀

Nicola B. · Recensione su Google

Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.

Domenico M. · Recensione su Google
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Il primo passo è una visita

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Domande frequenti: espansore del palato a Pistoia

  1. 1. L'espansore palatale fa male al bambino?

    La cementazione non fa male. Dopo ogni giro di vite c'è una pressione sul naso o fra gli incisivi che dura qualche minuto; nei primi giorni i molari possono essere sensibili masticando. Se un bambino piange di dolore dopo un'attivazione, non è normale: si sospende il giro e mi si chiama il giorno dopo.

  2. 2. Quanti giri di vite si fanno in tutto?

    Dipende da quanto va allargata l'arcata: lo misuro sui modelli e lo scrivo nel piano. In genere si tratta di due-quattro settimane a un quarto di giro al giorno. Al controllo della prima settimana posso aumentare o ridurre il numero, in base a quanto si è aperto e a come il bambino lo sopporta.

  3. 3. Cosa faccio se dimentico un'attivazione?

    Si riprende la sera successiva con un solo giro, senza recuperare quello perso: due giri nella stessa sera fanno male e non servono. Se le dimenticanze sono più di due o tre, segnatele sul calendario e ditemelo al controllo, così aggiusto la data del fermo.

  4. 4. A che età si può mettere l'espansore del palato?

    In genere dai sei anni, quando i primi molari permanenti sono spuntati, o anche prima sui molaretti da latte se sono solidi, fino ai dodici-tredici. Oltre, la sutura comincia a saldarsi e il risultato diventa meno prevedibile. Nei preadolescenti valuto caso per caso, anche con le radiografie che servono.

  5. 5. L'espansore cambia il viso o il naso del bambino?

    Allarga di pochissimo la base del naso e dà più spazio alla lingua e all'aria; dall'esterno, in pratica, non si nota. Quello che cambia è il sorriso: gli angoli scuri ai lati dei denti si riempiono e il morso incrociato scompare. Non modifica i lineamenti del viso.

  6. 6. Lo spazio fra i denti davanti rimane?

    No. Nelle settimane successive alla fine delle attivazioni le fibre della gengiva riavvicinano i due incisivi e lo spazio si chiude da solo, a volte del tutto, a volte quasi. Se resta un piccolo spazio, lo si chiude nella fase successiva con l'apparecchio. L'importante è non interrompere il fermo per fretta.

  7. 7. Si può fare sport o suonare con l'espansore?

    Sì a tutto. L'apparecchio è cementato e non si muove; per gli sport di contatto consiglio un paradenti adatto, come farei con qualsiasi apparecchio fisso. Per il flauto o il clarinetto servono alcuni giorni di adattamento della lingua, poi la musica riprende come prima.

  8. 8. L'espansore si può staccare? Cosa faccio?

    Può succedere che un anello si scolli, di solito per un cibo appiccicoso: l'apparecchio resta in bocca ma balla da un lato. Non è un'urgenza, ma va ricementato in pochi giorni, altrimenti l'espansione perde simmetria. Nel frattempo si sospendono le attivazioni e si mangia morbido.

  9. 9. Quanto tempo resta in bocca in tutto l'espansore?

    Fra le attivazioni e il fermo, in genere dai cinque ai sette mesi. Le attivazioni durano due-quattro settimane; il fermo quattro-sei mesi. Poi si toglie. Se, dopo, serve una placca di mantenimento, quella è un altro apparecchio, mobile e portato di notte.

  10. 10. Esiste un espansore mobile al posto di quello cementato?

    Esistono placche mobili con una vite che si allargano lentamente, ma lavorano in modo diverso: inclinano i denti più che aprire la sutura, e funzionano solo nelle ore in cui si portano. Per un palato davvero stretto preferisco l'espansore fisso; la placca la uso per correzioni più piccole o per mantenere il risultato.

  11. 11. Il palato stretto può tornare dopo l'espansione?

    In parte sì, se il fermo è troppo corto o se la causa, come la respirazione dalla bocca, non è stata affrontata. Rispettando i quattro-sei mesi di consolidamento e sistemando il respiro, la larghezza ottenuta nell'età giusta si mantiene; ai controlli di crescita la misuro ogni volta.

  12. 12. Chi segue il trattamento espansore del palato a Pistoia?

    Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.

  13. 13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?

    Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.

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