Dott.ssa Erika Schioppa · Ortodonzia a Pistoia
Apparecchio mobile a Pistoia
L'apparecchio rimovibile che guida la crescita delle arcate nei bambini e nei ragazzi. Lavora solo nelle ore in cui sta in bocca: per questo la prescrizione la scrivo insieme alla famiglia.
4,8 su 5 · 35 recensioni Google dello studio di Pistoia«Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.»
Domenico M., recensione Google dello studio di Pistoia
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In sintesi
In questa pagina spiego come uso l'apparecchio mobile a Pistoia: quali apparecchi rimovibili propongo ai bambini e ai ragazzi, quante ore al giorno vanno tenuti in bocca, perché il risultato dipende da chi lo porta, in cosa è diverso dal fisso e quando non lo consiglio.
L'apparecchio mobile è quasi sempre la prima immagine che un genitore ha in testa quando sente dire che il figlio avrà bisogno dell'ortodonzia: una placchina rosa con un filo davanti, da mettere la sera e togliere la mattina. In parte è così. Sotto quel nome, però, stanno strumenti diversi fra loro, con scopi diversi, e il più importante non è spostare i denti: è accompagnare la crescita delle ossa mentre è ancora in corso. Per questo ha un'età in cui rende e una in cui non rende più.
In queste righe racconto come lo propongo nello studio di Pistoia: quali apparecchi rimovibili uso e per cosa, quante ore al giorno chiedo, come si vive la prima settimana, cosa controllo a ogni appuntamento e in che modo decido se continuare, fermarsi o passare ad altro. Più in basso trovi le situazioni in cui non lo prescrivo, anche se me lo chiedono.
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A cosa serve l'apparecchio mobile e a chi lo propongo?
Serve soprattutto nei bambini fra i sette e gli undici anni, quando in bocca convivono denti da latte e permanenti: allarga un'arcata stretta, toglie di mezzo un'abitudine che deforma il palato o aiuta la mandibola a crescere nella direzione giusta. Non è lo strumento per allineare uno a uno i denti definitivi.
Due sono le famiglie che uso più spesso. La prima è la placca con la vite centrale: una base in resina appoggiata al palato, ganci sui molari e una vite che il genitore gira con una chiavetta secondo il calendario che scrivo; ogni giro apre la placca di una frazione di millimetro e, con calma, l'arcata superiore guadagna spazio. La seconda sono gli apparecchi funzionali, blocchi che tengono la mandibola leggermente in avanti mentre il bambino li porta e lavorano sui muscoli e sull'articolazione più che sui singoli denti.
Li propongo quando alla visita vedo un'arcata superiore stretta con i molari che chiudono al contrario, incisivi superiori molto in avanti con la mandibola arretrata, o una lingua che a riposo spinge fra i denti e li tiene aperti. Sono problemi di crescita, e la crescita è un treno che passa una volta: a quell'età si corregge con un apparecchio rimovibile e qualche mese, dopo può servire molto di più. Per questo chiedo di vedere i bambini presto, anche se poi non prescrivo nulla.
- La placca con la vite. Allarga l'arcata superiore in modo lento, qualche giro a settimana: la uso nei bambini con poco spazio e un palato stretto ma non strettissimo.
- L'apparecchio funzionale. Porta avanti la mandibola a ogni chiusura e la invita a crescere: va bene nei ragazzi con il mento arretrato, durante lo scatto di crescita.
- La placca con la griglia. Una barriera dietro gli incisivi che ricorda alla lingua, o al pollice, di non spingere: serve quando l'abitudine è la causa del morso aperto.

Quante ore al giorno va portato l'apparecchio mobile?
In genere almeno dodici-quattordici ore su ventiquattro, notte compresa: il pomeriggio a casa, la sera e il sonno. A scuola e durante lo sport si toglie e si mette nella sua scatola, mai nel fazzoletto.
Il numero di ore lo scrivo sempre, perché è la vera prescrizione. Un apparecchio rimovibile non ha forza propria quando sta nella scatola: lavora quando sta in bocca e smette appena esce. Le ore di scuola, dove spesso si toglie per parlare e mangiare, non bastano a ottenere nulla; quelle fra il rientro a casa e il risveglio del mattino sì, se sono continue. Per gli apparecchi funzionali, in particolare, le ore notturne sono le più preziose: la mandibola resta nella posizione nuova per tutto il sonno.
Con il bambino faccio un patto semplice: l'apparecchio si toglie per i pasti, per lavarsi i denti e per l'attività fisica, e si rimette subito dopo. Con i genitori il patto è un altro: contare le ore senza fare la guerra, segnarle su un foglio nelle prime settimane e dirmi la verità ai controlli. Se so che è stato portato poco posso aggiustare il piano; se mi viene raccontato che è stato portato sempre e i denti dicono il contrario, perdo mesi a cercare una spiegazione che non c'è.

Perché il risultato dell'apparecchio mobile dipende dalla collaborazione?
Perché è l'unico apparecchio che il paziente può decidere di non usare, e un apparecchio nel cassetto non sposta niente. La riuscita dipende dal bambino, dalla famiglia e da quanto la prescrizione è realistica per la loro giornata.
Ho imparato a chiedere, prima di prescrivere, com'è fatta la settimana di quel bambino: a che ora torna da scuola, se pranza alla mensa, quanti pomeriggi fa sport, se dorme in una casa o in due. Un apparecchio che richiede quattordici ore a un bambino che è fuori casa dodici ore e si addormenta alle nove non funzionerà, e non per colpa sua. In questi casi preferisco un dispositivo diverso o rimandare, piuttosto che impostare un percorso che fallirà.
La collaborazione si vede, non si dichiara. Una placca portata davvero si scolorisce un po', si allenta nei ganci, lascia il segno dei denti sulla resina; i molari che si allargano seguono i giri di vite che ho prescritto. Quando questi segnali mancano, la conversazione la faccio con il bambino, non sopra la sua testa: gli chiedo cosa gli dà fastidio, se i compagni lo prendono in giro, se gli fa male quando parla. Spesso si scopre un bordo tagliente o un gancio che punge, e si risolve in cinque minuti.

In cosa l'apparecchio mobile è diverso dall'apparecchio fisso?
Il mobile guida la crescita delle ossa e fa movimenti ampi ma poco precisi, e lavora solo nelle ore in cui è in bocca; il fisso sposta i singoli denti con precisione, radici comprese, e lavora in continuo. Nel percorso di un ragazzo spesso arrivano entrambi, in due momenti diversi.
Il mobile inclina i denti e allarga le arcate, ma non sa ruotare un canino, chiudere uno spazio al millimetro o raddrizzare una radice piegata. Non gliel'ho mai chiesto: non è il suo compito. Il suo compito è preparare il terreno mentre l'osso è malleabile, in modo che la seconda fase, quando i denti permanenti sono tutti presenti, sia più corta o, in qualche caso, non serva. Per i movimenti fini rimando alla pagina dell'apparecchio fisso.
Ci sono anche differenze pratiche che ai genitori interessano. Il mobile si toglie per pulire i denti e per mangiare, quindi l'igiene è più semplice e il rischio di macchie sullo smalto è minore. In cambio si può perdere, dimenticare, rompere, lasciare a casa dei nonni. Il fisso non si dimentica ma chiede spazzolino e scovolino dopo ogni pasto. Nessuno dei due vince in assoluto: ognuno ha il suo momento, e in visita dico quale dei due è il momento di quel bambino.
- Quando il mobile basta. Palato stretto in dentizione mista, mandibola da guidare in avanti, abitudini da interrompere: problemi di crescita in un bambino che collabora.
- Quando serve il fisso. Denti ruotati, affollamento dei permanenti, spazi da chiudere: movimenti dei singoli denti, di solito dagli undici-dodici anni.
- Quando arrivano tutti e due. Prima il mobile per preparare le arcate, poi il fisso per rifinire: due fasi, con una pausa in mezzo in cui si controlla e basta.
Come si svolgono la consegna e i controlli dell'apparecchio mobile?
Alla consegna provo l'apparecchio, regolo ganci e bordi, insegno al bambino a metterlo e toglierlo da solo e ai genitori a girare la vite; poi ci vediamo ogni quattro-otto settimane per adattarlo e misurare il cambiamento.
L'apparecchio nasce da un'impronta delle arcate e dal progetto che consegno al laboratorio. Il giorno della consegna il bambino lo mette e lo toglie davanti a me finché non lo fa senza aiuto: dev'essere una cosa sua. Spiego che per qualche giorno parlerà con la lingua impastata, avrà più saliva e sentirà i denti indolenziti al mattino, e che tutto questo passa entro una settimana se l'apparecchio resta in bocca; se lo tiene poco, invece, ogni volta è come il primo giorno.
A ogni controllo guardo tre cose: se l'apparecchio entra senza forzare, se i denti si sono mossi quanto previsto dai giri di vite o dalle ore d'uso, e se la resina è pulita. Poi attivo o ritocco, e aggiorno il calendario della vite. Quando l'obiettivo è raggiunto non si smette di colpo: la placca resta per un periodo solo di notte, come mantenimento, finché il nuovo assetto non si stabilizza. In quella fase i controlli si diradano e si decide insieme se e quando servirà la seconda fase.
Cosa faccio quando l'apparecchio mobile non sta dando risultati?
Prima cerco la causa: ore insufficienti, un apparecchio che non entra più perché i denti sono cambiati, una vite girata troppo o troppo poco. Poi correggo, e se la strada non è percorribile lo dico e cambio strumento invece di insistere per mesi.
Il caso più frequente è semplice: l'apparecchio è stato portato poco. Allora non serve un apparecchio nuovo, serve rimettere il patto sul tavolo, a volte riducendo le ore richieste a un numero che quella famiglia riesce a rispettare. Il secondo caso è l'apparecchio superato dalla crescita: in dentizione mista i denti da latte cadono e i permanenti spuntano, e una placca fatta sei mesi prima può non appoggiare più come dovrebbe. In quel caso si rifà, o si ribasa.
Il terzo caso è quello che richiede onestà: il problema era più grande di quanto un apparecchio rimovibile potesse risolvere, o la crescita non ha risposto come speravo. Succede, e lo scrivo nel piano fin dall'inizio come possibilità. Allora propongo l'alternativa, che può essere un espansore fisso del palato o aspettare i permanenti per il fisso. Quello che non faccio è prolungare un apparecchio che non lavora solo perché è già costato fatica al bambino.
Apparecchio mobile a Pistoia: le situazioni che vedo più spesso
A Pistoia chi mi chiede dell'apparecchio mobile è quasi sempre un genitore di un bambino di seconda, terza o quarta elementare: l'igienista o il pediatra ha notato un palato stretto o i denti davanti troppo in fuori, oppure un fratello maggiore ha già portato il fisso e la famiglia vorrebbe evitare al piccolo la stessa trafila. In visita guardo come chiude la bocca, come respira e dove sta la lingua a riposo, e dico se c'è qualcosa da fare adesso o se conviene rivedersi fra sei mesi. Molte volte la risposta è la seconda, e la famiglia esce con un appuntamento di controllo e nessun apparecchio.
Nel Pistoiese arrivano anche genitori che l'apparecchio mobile l'hanno già a casa, in un cassetto, dopo un tentativo che non è andato: il bambino non lo voleva, nessuno ha avuto la forza di insistere, i controlli si sono persi. Con loro la prima cosa è capire perché si è interrotto, perché il motivo decide se ha senso riprovare. A volte la finestra di crescita è ancora aperta e si riparte con un apparecchio diverso e regole più semplici; a volte è passata, e allora si aspetta la dentizione permanente senza sensi di colpa. Da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese vengono soprattutto famiglie che vogliono un unico interlocutore per tutto il percorso, dal mobile di oggi al fisso di domani.
Chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese e Montemurlo concorda con la segreteria gli appuntamenti in orari comodi, concentrando visita e controlli quando è possibile. Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Ricevo su appuntamento presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci: la segreteria risponde al 0573 32937 e su WhatsApp negli orari di apertura.
Quando il trattamento apparecchio mobile non è la scelta giusta?
L'apparecchio mobile ha un territorio preciso, e fuori da quel territorio promettere risultati sarebbe sbagliato. Non lo prescrivo in questi casi.
- Denti permanenti già tutti in arcata con affollamento. A quel punto la crescita del palato è quasi finita: i denti storti si sistemano con il fisso o, nei casi lievi, con gli allineatori.
- Rotazioni e radici da spostare. Un canino girato o una radice inclinata non si correggono con una placca: il mobile li inclina, non li guida nell'osso.
- Un bambino che non è pronto. Se alla prova in studio l'apparecchio provoca conati, pianto o un rifiuto deciso, rimando di qualche mese: forzare oggi significa perdere la sua fiducia per la seconda fase.
- Una giornata senza ore disponibili. Quando fra scuola, mensa e sport restano meno di dieci ore di uso possibile, propongo un dispositivo fisso o aspetto.
- Palato molto stretto nel preadolescente. Se l'arcata va allargata di parecchio e l'età è vicina alla fine della crescita, la vite lenta della placca non basta: serve l'espansore fisso.
- Richiesta estetica negli adulti. A un adulto che vuole sistemare gli incisivi un apparecchio rimovibile con vite non offre nulla di prevedibile: la strada è un'altra.
Come si svolge il percorso, in tre passi?
- 1Prima visita e osservazione. Guardo arcate, respirazione, abitudini e come chiudono i molari; se serve chiedo le radiografie e decido insieme ai genitori se agire ora o rivedersi fra qualche mese.
- 2Impronta, consegna e patto delle ore. Dall'impronta nasce l'apparecchio; alla consegna il bambino impara a gestirlo da solo e la famiglia riceve il calendario della vite e il numero di ore scritto.
- 3Controlli, mantenimento, seconda fase. Ogni quattro-otto settimane attivo e misuro; raggiunto l'obiettivo la placca resta di notte per un periodo, poi si valuta se e quando servirà il fisso.
Chiama lo 0573 32937 (rispondiamo dal lunedì al venerdì, 9:00-19:00) oppure scegli giorno e ora dal calendario.
Come si può pagare?
Un trattamento ortodontico ha un costo complessivo scritto nel piano prima di iniziare, suddiviso in fasi (apparecchio, controlli, contenzione): così sai in anticipo il totale e quando si paga ciascuna parte.
Il piano di cura è scritto e ti viene consegnato dopo la visita, prima di qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende, in quante fasi si svolge e cosa succede se il percorso cambia strada.
Per i trattamenti che si sviluppano in mesi, come l'ortodonzia, il pagamento segue le fasi del lavoro, secondo quanto concordato con la segreteria prima di iniziare. Si paga con carta, bancomat o bonifico; per ogni pagamento viene emessa fattura.
Le cure odontoiatriche e ortodontiche sono spese sanitarie: la fattura serve per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole in vigore, anche quando il paziente è un minore a carico.
- Piano scritto. Consegnato dopo la visita, con le alternative possibili e i tempi previsti.
- Pagamento per fasi. Concordato con la segreteria prima di iniziare, sulla base del piano.
- Fattura per ogni pagamento. Spesa sanitaria detraibile secondo le regole in vigore.
Cosa dicono i pazienti dello studio di Pistoia
Recensioni Google della struttura odontoiatrica in cui la dottoressa riceve (Studio Dentistico Palandri e Spinicci), riportate alla lettera. Riguardano lo studio nel suo insieme, non necessariamente l’ortodonzia o le cure dei bambini.
Vengo in questo studio dal 1996, ho sempre fatto impianti e lavori importanti mi trovo molto bene perché hanno sempre fatto un lavoro preciso e mi hanno fatto passare la Paura del dentista non ho mai patito dolore, mani d'oro veramente. Attenzione al paziente massima infatti dopo ogni intervento il dottore mi chiamava a casa la sera per sapere come stessi, non credo facciano ovunque così Se avete paura affidatevi tranquillamente. Le ragazze sono tutte disponibili e bravissime!!!
Il personale sono gentile e molto professionale io mi trovo molto bene e fanno un buon lavoro.
Ottimo studio. Ambiente molto professionale, e tutto il personale è cortese e preparato. Mi sono trovato benissimo e tornerò sicuramente.
Il primo passo è una visita
Chi è pronto sceglie giorno e ora dal calendario; chi ha ancora dubbi lascia nome e telefono e ne parliamo. Nessun impegno a iniziare un trattamento: la prima visita serve a capire, non a decidere per te.
Domande frequenti: apparecchio mobile a Pistoia
1. Il mio bambino parla male con l'apparecchio mobile: è normale?
Sì, nei primi giorni la lingua deve trovare spazio nuovo e qualche consonante esce impastata. Passa in una settimana se l'apparecchio resta in bocca anche mentre parla; leggere ad alta voce per dieci minuti al giorno accelera l'adattamento. Se dopo due settimane il problema resta uguale, controllo che la placca non sia troppo spessa dietro gli incisivi.
2. Come si pulisce la placca mobile?
Con uno spazzolino dedicato e acqua fredda o tiepida, mai calda perché la resina si deforma; un po' di sapone neutro va bene, il dentifricio abrasivo la opacizza. Una volta a settimana una compressa effervescente per protesi toglie i depositi. Quando è fuori dalla bocca sta nella sua scatola rigida, asciutta: non nel bicchiere e non nel tovagliolo.
3. Cosa succede se la vite viene girata troppo?
Il bambino sente l'apparecchio stretto e dolente sui molari, oppure la placca non entra più. Non si gira indietro da soli: si sospende l'attivazione e si chiama lo studio, dove verifico quanti giri sono stati fatti e riporto la vite al punto giusto. Per evitarlo consegno un calendario con le date e il verso di rotazione.
4. Si può portare l'apparecchio mobile anche dopo gli undici anni?
Per gli apparecchi funzionali che guidano la mandibola sì, finché dura lo scatto di crescita, quindi spesso fino ai tredici-quattordici anni nei maschi e un po' prima nelle femmine. Per la placca con la vite invece il margine si riduce: dopo i dieci-undici anni la sutura del palato risponde sempre meno e si passa all'espansore fisso.
5. L'apparecchio mobile si è rotto o perso: cosa facciamo?
Se si è rotta una parte in resina o un gancio, si porta in studio: spesso si ripara in laboratorio in pochi giorni. Se è perso va rifatto con una nuova impronta, e nel frattempo il bambino non porta nulla, quindi conviene avvisarmi subito per non perdere settimane. Il cane di casa è la causa più frequente: la scatola va tenuta in alto.
6. Può portare il mobile mentre fa sport?
Durante gli sport di contatto e il nuoto no: si toglie e si ripone nella scatola, poi si rimette appena finito. Per il resto della giornata l'attività leggera, i compiti e la televisione sono momenti in cui tenerlo. Nelle giornate di allenamento le ore mancate si recuperano la sera e nel sonno.
7. L'apparecchio mobile fa male?
Non fa male nel senso di un dolore acuto. Nei primi giorni i denti che reggono i ganci sono sensibili masticando e il palato si sente compresso, soprattutto il mattino dopo un giro di vite. Un bordo che punge o una zona arrossata si sistemano con un ritocco: non si aspetta il controllo, si chiama.
8. Quanto tempo si porta l'apparecchio mobile in tutto?
In genere la fase attiva dura dai nove ai diciotto mesi, poi segue un periodo di mantenimento notturno di qualche mese. Dipende da quanto c'è da correggere e dalle ore di uso effettive: un bambino che lo porta come prescritto finisce prima. Nel piano scritto indico una durata prevista e la aggiorno ai controlli.
9. Si può mangiare con l'apparecchio mobile in bocca?
No: si toglie per i pasti e per le merende, si sciacqua la bocca o si lavano i denti e si rimette. Con l'apparecchio in bocca si può bere acqua. Le bevande zuccherate e i succhi con la placca addosso tengono lo zucchero a contatto con lo smalto per ore, e sono il modo più semplice per farsi una carie durante il trattamento.
10. Il mobile può evitare del tutto il fisso più avanti?
A volte sì, quando il problema era davvero di crescita e il mobile ha fatto il suo lavoro nei tempi giusti. Più spesso riduce la seconda fase: il fisso serve comunque per allineare i permanenti, ma per meno mesi e senza estrazioni. Lo dico in visita caso per caso, senza promettere che si eviterà.
11. Apparecchio mobile e respirazione dalla bocca: c'entrano?
Spesso sì. Un bambino che respira dalla bocca tiene la lingua bassa e il palato cresce stretto; allargarlo aiuta, ma se la causa è nel naso, nelle adenoidi o in un'allergia, chiedo prima una valutazione al pediatra o all'otorino. L'apparecchio da solo non risolve una respirazione ostruita.
12. Chi segue il trattamento apparecchio mobile a Pistoia?
Dott.ssa Erika Schioppa, odontoiatra iscritta all'Albo degli Odontoiatri di Pistoia (n. 307), che nello studio si occupa di ortodonzia e di odontoiatria per i bambini insieme alla Dott.ssa Irene Bottacci: la visita, il piano e i controlli sono con lei, presso lo Studio Dentistico Palandri e Spinicci, in Via Niccolò Machiavelli 27. Direttore Sanitario della struttura: Dott. Pietro Palandri.
13. Come raggiungo lo studio di Pistoia se vengo da Quarrata o da Agliana?
Lo studio è in città, in Via Niccolò Machiavelli 27, raggiungibile in pochi minuti dalla stazione di Pistoia e dall'uscita Pistoia della A11, con parcheggio nelle vie vicine. Per chi viene da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese la segreteria fissa gli appuntamenti in orari comodi, e per i bambini di solito nel primo pomeriggio, fuori dall'orario di scuola.
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